lunedì 3 luglio 2017

(As)saggi(ni): Scrivere fiabe con il martello

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Di "sana cattiveria" ce n'è quanta basta nelle fiabe tradizionali, dalle Mille e una notte (nel testo originale del XIII secolo) in là. Decenni di buonismo di mercato, tra libri politicamente corretti e film di animazione sdolcinati, hanno un po' narcotizzato il settore, facendo dimenticare che perfino Pinocchio e Gianni Rodari erano tutt'altro che innocui. A ri-nobilitare il genere con iniezioni di verità ci provano, tra gli altri, Ambrose Bierce e vari cartoni animati in tv.

Ed ecco che Silvia Vecchini, pur attiva nell'editoria cattolica, reinterpreta una serie di classici da Hansel e Gretel a Riccidoro e i tre orsi al Brutto anatroccolo con una certa dose di aggressività, in chiave femminista e qualche stilettata a tradimento. Filastrocche semplici, godibili, che si soffermano su un aspetto o un momento particolare della fiaba: "Ti facevo più sveglio, più serio" dice ad esempio la Sirenetta, "Sono bella, mica scema" precisa Biancaneve. E la morale della favola? Beh, troviamo insegnamenti del tipo: "Se tuo padre è un orco / non ti basterà / dormire indossando una corona", "Brace accesa il mio valore / solo adesso so chi sono / sorellastre, non perdono", "Essere pronti se serve / a rendere / male per male", "È dura, / non sono sicura / di potercela fare / non so se di me / mi posso fidare".

Allo stesso tempo immediate, raffinate e di grande impatto le illustrazioni. Silvia Vecchini (testi) - Arianna Vairo (disegni), In mezzo alla fiaba, Topipittori, Milano 2015, pagg. 46, euro 16.