giovedì 8 giugno 2017

La poesia non è rose e fiori


L'espressione del poeta Sergio Gallo, ripreso ieri durante una performance in quel di Genòla (Piemonte), fa ben vedere che i temi delle composizioni liriche non si devono per forza limitare allo sbocciare dei fiorellini in primavera. Qui sotto il testo de Le urla del riccio, che ho avuto l'onore di recitare in pubblico. Se si fa pausa dove compare il segno "/" e si pronunciano attaccate le parole unite dal trattino, si noterà che il ritmo metrico è alla latina, volente o nolente. Tratto dalla raccolta Corvi con la museruola, LietoColle, 2017. Buona lettura.
Senti ancora nel / cuore della notte
le urla / strazianti-del riccio?
Quello / che inavvertitamente
nel giardino hai / arso vivo
dando fuoco alle / sterpaglie autunnali?
Rintanato sotto / il mucchio di / foglie secche
avviluppato nelle / onuste maglie / del letargo
ormai senza / via di scampo
gemeva lambito / dalle fiamme
e i suoi acuti / lamenti risuonavano
più lancinanti del / disperato pianto
d'un bimbo-più / inquietanti
del bramito / improvviso d'un cervo
nella tenebra / del faggeto
più sinistri / e lugubri
del canto / notturno degli strìgidi
mentre l'odore degli / sterpi combusti
già / si mesceva agli / effluvi dolciastri
della / carne bruciata. 
Così in ogni / corpo / privo di vita
dei piccoli / erinacei solitari
che inermi / giacciono ai / bordi-delle strade
travolti senza / pietà-dalle automobili,
in ogni / carcassa sbranata / dalle volpi
o straziata dai / becchi aguzzi
di corvidi / spazzini-in ogni
appallottolato / manto d'aculei
è il mio / cuore-inconsolabile
per questo / ed ogni tempo
di silenziose / stragi.
Senti ancora / nel mezzo della notte
le urla / agghiaccianti-
-del / riccio di terra?