mercoledì 14 giugno 2017

Il santo patrono dei correttori di bozze


Sfata parecchi luoghi comuni su Lovecraft, questo raro e prezioso volume pubblicato da Fanucci nel 1976 (Sfida dall'Infinito, a cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, che espande l'originale del 1970, The Horror in the Museum and Other "Revisions", a cura di August Derleth. Ottima la traduzione di Roberta Rambelli). Nei saggi scritti da varie persone che lo avevano conosciuto di persona, il "solitario di Providence" appare abbastanza diverso da come lo dipinge la leggenda. Tanto per cominciare, non era granché solitario. Era socievole, generoso e spiritoso, frequentava circoli culturali e addirittura donne, aveva come tutti alcune cose che non prediligeva -- p.es. il pesce -- ma senza farne una fobia, ed era meno razzista del "previsto", anzi vari suoi corrispondenti e sua moglie stessa erano ebrei. Si autodefiniva un uomo del passato, ma poi si teneva aggiornato su tutte le discipline scientifiche all'avanguardia, dalla psicanalisi di Adler alla teoria della relatività di Einstein al pensiero di Bertrand Russell. I racconti inclusi nel volume sono quelli che HPL riscriveva, o magari scriveva da cima a fondo, per conto di altri per guadagnarsi da vivere. Si tratta di gioielli di horror e fantascienza, con situazioni di partenza spesso standard ma poi sviluppate con raffinatezza, e ancora adesso di grande impatto. Di rilievo, come sempre nel Lovecraft maturo, lo sfondo sociologico delle vicende, con diffuse situazioni di emarginazione e soprusi in un mondo che ormai è il nostro di oggi.

Noi editor e correttori di bozze dovremmo andare fieri di un simile Patrono.