sabato 27 maggio 2017

(As)saggi(ni): Marte è una severa maestra

E. R. B., La Principessa di Marte
adatt. Roger Langridge, dis. Filipe Andrade, 2012

Ma è proprio necessario scegliere tra fantasy e fantascienza? In questi ultimi anni i vari Tolkien, Harry Potter, Eragon ecc. hanno conquistato gli scaffali delle librerie e le sale cinematografiche affossando, perlomeno in Italia, il mercato della sci-fi (con l'eccezione dei film Marvel). Con grande rabbia dei discepoli "puri e duri" della scuola di Arthur Clarke e Isaac Asimov.

E però, "l'uomo non divida ciò che Dio ha unito". Già nel fantasy rinascimentale aleggiava un pizzico di fantascienza tra veicoli volanti, armature con i superpoteri, ibridazioni genetiche. E addirittura nel Medioevo Dante aveva teorizzato la Mente ad alveare. Quarant'anni prima che in Italia venisse coniata la parola "fantascienza", Edgar Rice Burroughs aveva creato John Carter, dove la distinzione tra i due generi letterari è impossibile.

Come sottolineò Ron Hubbard quando ancora era una persona seria, cioè uno scrittore di intrattenimento: la hard sci-fi, tutta concentrata sulle descrizioni di macchinari e con protagonisti privi di personalità, non poteva durare a lungo. Il terrestre John Carter, che per motivi "scientifici" si trasforma in un supereroe su Marte, ha l'atleticità di Tarzan e, come lui, incontra sulla sua strada mostri, strani indigeni e pin-up ma, diversamente da Tarzan, deve fare i conti con un pianeta in cui l'aria è razionata (cfr. Total Recall di Verhoeven). A proposito, dopo il G7 di Taormina. . .  Mr. President, what about la nostra aria?