giovedì 25 maggio 2017

(As)saggi(ni): La fanta-fantascienza di Poe


Edgar Allan Poe era così immenso che, se fosse stato italiano, oggi lo esalteremmo come un genio universale a livello di Leonardo da Vinci. Invece era americano "e quindi" era solo un alcolizzato che scriveva storielle macabre. Narrativa, poesia, saggistica, avventura, giallistica, scienza, fantascienza, fantasy, satira sociale, critica letteraria, psicologia, humour, e anche horror: con qualunque genere letterario si cimentava, riusciva a farlo come nessun altro, precorrendo tutto il precorribile.

Una delle sue opere più sbalorditive resta probabilmente il poemetto Al Aaraaf, scritto quando aveva 20 anni, o addirittura 15. Il titolo, evocativo e un po' fuorviante, deriva da un termine arabo che nel Corano indica una specie di purgatorio situato in una stella. Affascinato dall'astronomia (vedi il suo canto del cigno: Eureka), Poe qui mette insieme vari temi che poi affronterà in separata sede nel Dialogo tra Monos e Una e in quello tra Eros e Charmion. In Al Aaraaf a dialogare sono un lui e una lei, innamoratissimi. Man mano che si procede nella lettura, si scopre che lei, Ianthe, non è terrestre, è un'entità aliena. E prima di incontrare lui, Angelo, lei faceva parte di una mente collettiva dentro un asteroide che. . .  è andato a sbattere contro la Terra, distruggendola. Galeotto fu l'impatto.