lunedì 27 marzo 2017

Fotorecensioni: Lewis Carroll


Anni dopo Alice nel Paese delle meraviglie e il suo sequel, nel 1876, Lewis Carroll scrive un'altra fiaba in cui mescola giochi di parole, allegri nonsense, satira sociale, citazioni letterarie, atmosfere oniriche e quant'altro. Stavolta addirittura tutto in versi, ampliando lo stile del Jabberwocky. Si intitola The Hunting of the Snark, avventura marittima alla caccia di un animale chiamato Snark, che secondo la curatrice della versione italiana sarebbe un incrocio tra snake (serpente) e shark (squalo). Lewis Carroll però non fornisce descrizioni esatte, anzi ogni sua "spiegazione" non fa altro che rendere inimmaginabile di che cosa si tratti.

La ciurma che va alla caccia dello Snark è ancora più folle di quella di Moby Dick. È come Moby Dick riscritto da Gianni Rodari. Compaiono tutti i mestieri che cominciano con la B: Bellman ("uomo col campanello", banditore) che è pure l'inflessibile capitano, Boots (lustrascarpe), Bonnets (cappellaio), Barrister (avvocato), Broker (broker), Billiard-marker (segnapunti a biliardo), Banker (banchiere, che impazzirà), Baker (fornaio specializzato in torte nuziali, inutili in questo contesto), Butcher (macellaio, specializzato in castori) e non manca Beaver (un castoro parlante, giustamente terrorizzato dal macellaio).

Trattandosi di un'opera praticamente introvabile, è lecito spoilerare un po'. I protagonisti viaggiano per nave, ma lo Snark è un animale terrestre, quindi la storia inizia con uno sbarco... dove? In un "posto perfetto per uno Snark". La caccia ha inizio, accompagnata da presagi inquietanti in mezzo a una natura surreale. L'animale misterioso non lo vedremo mai, se non in sogno in veste di Azzeccagarbugli. In particolare il fornaio -- che sembra un alter ego dello scrittore -- è angosciato all'idea che lo Snark sia anche un Boojum, una creatura il cui contatto provoca la sparizione nel nulla. E così avviene. Il fornaio si imbatte nello Snark, e svanisce. Fine.

Lewis Carroll, La caccia allo Snualo, con testo originale a fronte, a cura di Sara Donegà, ed. Barbes, Firenze 2008, pagg. 100