lunedì 6 febbraio 2017

Fotorecensioni: Max Ernst


Artista che in qualche modo coniuga il rigore nordico di Magritte con l'esuberanza di Dalí, Max Ernst (1891-1976) è autore di quello che probabilmente resta il capolavoro letterario del Surrealismo. Operazione doppiamente paradossale, perché 1) il Surrealismo, nato come movimento letterario e anti-pittorico, è poi passato alla storia come corrente artistica, e 2) nei "romanzi" di Ernst di parole ce n'è poche o quasi nulla. Di fatto, sono graphic novel realizzate a collage, e tutto a mano, mica con Photoshop. Le fonti a cui attinge per le sue composizioni sono, in ordine di importanza quantitativa: illustrazioni del romanzo popolare, illustrazioni scientifiche e illustrazioni letterarie, soprattutto il Paradiso perduto di Milton nelle incisioni di Gustave Doré.

Tre i titoli. La donna 100-teste, del 1929, è una raccolta di immagini accompagnate da aforismi, il primo dei quali recita "Delitto o miracolo: un uomo completo". Sogno di una ragazzina che volle entrare al Carmelo, del 1930, esamina le fantasie oniriche non innocentissime di una 16enne che sente la vocazione a farsi suora. Una settimana di bontà, del 1934, senza parole a parte qualche spiegazione iniziale, presenta sette serie di temi grafici abbinati ai giorni da domenica a sabato: il fango + il leone, l'acqua, il fuoco + il drago (e il pipistrello), il sangue + Edipo (e la sanguisuga), il gallo + i Moai dell'Isola di Pasqua, la vista, l'ignoto. In ogni caso, scene erotiche e di violenza a volontà. La cosa più incredibile è che, passato il primo istante di straniamento di fronte ai collage di Ernst, li si comincia a trovare spaventosamente, e ironicamente, realistici.

P.S. Come antesignano delle graphic novel di Max Ernst si può segnalare il poema seicentesco Adone di Giovan Battista Marino (vedi): anche in quel caso un collage, seppure realizzato con le parole, di tutti i temi possibili, stravolgendo la percezione che se ne aveva. Con conseguente scandalo dei benpensanti.