lunedì 30 gennaio 2017

(As)saggi(ni): A spasso tra gli universi narrativi

[fotomontaggio delle tre cover]

Siamo al terzultimo capitolo della saga dell'Ultimo Eternauta: è in fumetteria il terzo volume di cinque. Solo che adesso, per qualche mistero del continuum spaziotemporale, del quarto e del quinto non è stata neppure annunciata la data di uscita. . .  Approfittiamo della pausa per stilare un primo bilancio. Intanto, questa parte 3 ha un ritmo indiavolato che mischia avventura classica, psicologia, e fantascienza tra Jurassic Park e Alien. La sequenza con i gurbo e i cascarudo è epica, ma soprattutto veniamo a scoprire, forse forse, se non è l'ennesimo trucchetto, il motivo per cui gli invasori alieni (i Mano e i Loro) non hanno ancora eliminato Juan Salvo l'Eternauta, il pericolo pubblico numero uno, sebbene ne abbiano avuto l'opportunità varie volte.

Le atmosfere sono ormai lontanissime da quelle dell'Eternauta originale di Oesterheld, anche se il disegnatore è ancora il Francisco Solano López degli anni '50, su sceneggiatura stavolta di Pablo Maiztegui. Non avrebbe avuto senso scimmiottare lo stile di Oesterheld, con la sua lenta cadenzatura alla Sergio Leone, i suoi silenzi, il senso di tragedia incombente, quasi presentisse che sarebbe diventato uno dei desaparecidos del regime argentino. Oggi i lettori sono abituati ad altri ritmi, altre inquadrature. E tuttavia non è certo superficiale la descrizione dell'Argentina moderna, del mondo moderno anzi, che fa da sfondo all'Ultimo Eternauta: un mondo dominato da poteri oscuri che controllano tutto, condizionano tutti, e si fanno pure passare per benefattori.

Una caratteristica abbastanza curiosa della trilogia è che, anziché presentarsi come una storia unica spezzata in puntate per motivi pratici, sembra formata da tronconi completamente diversi l'uno dall'altro. Il volume 1, Martita (la figlia di Juan Salvo), riprende gli ingredienti del primo Eternauta rigiocandoli in maniera spiazzante, ma conservandone in parte le caratteristiche, con un'elevatissima densità di trama. Il volume 2, Ushuaia (carcere nel sud dell'Argentina), è un po' deludente a causa di alcune debolezze di sceneggiatura e disegno, e perché non aggiunge molto a quanto si era scoperto nel volume 1; però si fa amare perché introduce elementi bizzarri 'inimmaginabili' nell'opera di Oesterheld, p.es. il carceriere alieno tatuato che ama la boxe e cita Nietzsche. Il volume 3, Vicente López (dipartimento amministrativo argentino), passa improvvisamente a tavole piene di vignette e di balloon, con un sacco di personaggi e una novità dietro l'altra, incluso un Mano che è diventato una specie di sciamano indio. Perfino lo stile del disegnatore è cambiato di molto rispetto ai primi due libri. In un certo senso, è come se Maiztegui e Solano López fossero diventati anche loro degli "eternauti" che viaggiano da un universo narrativo all'altro. Li attediamo per le ultime due puntate!