mercoledì 6 dicembre 2017

Donne che ne sanno una in più del diavolo


I Diavoli. Hobbies, curiosità, nevrosi e avventure dei diavoli della Terra e di altre Galassie, testi di Paola Brengola e Vittoria Calvani, illustrazioni di Maria Teresa Chidichimo e Sandra Marziali, Sonzogno, 1980. Un delizioso volume vintage, di grande formato, che un certo libraio (questo) ha messo in vetrina, sicuro che per Natale qualcuno non se lo sarebbe lasciato scappare... e infatti :-)

Il libro ripercorre le religioni e il folklore del mondo, aggiornando il tutto alle acquisizioni moderne: il serpente che tentò Adamo ed Eva era 'in realtà' un dinosauro; tra i dignitari dell'inferno compare Adramelech, addetto al guardaroba del sovrano, il quale a sua volta ha l'hobby di collezionare pipe; Loki soffriva di malesseri psicosomatici; i "ponti del diavolo" si riconoscono perché sono stati costruiti in una sola notte, sono sottili come lame di pugnale e stretti come il capello di un gigante; le stelle cadenti sono frecce scagliate dagli angeli per scacciare i Ginn che origliavano alle porte del paradiso; per evitare che i lupi mannari bevano il sangue dei loro bambini, ad Haiti le donne incinte lo rendono amaro con caffè mischiato a tre gocce di petrolio e poi fanno il bagno nell'aglio tritato... E gli Ufo? Sono le pedine mosse da Satana sullo schema dell'universo per il suo War Game.

In clima con le attuali atmosfere natalizie, in una grande illustrazione a doppia pagina arrivano anche i Re Magi. Le quattro autrici ri-raccontano così, in modo 'scientifico' e ammiccante, la storia del diavolo dalla nascita (15 miliardi di anni fa, nel giorno del Big Bang) alla grande battaglia cosmica finale (il fatidico giorno "ics"). L'ultima scena raffigurata sembra una profezia dell'11 Settembre. Magnifiche le illustrazioni, con il fascino di quei decenni fa: solenni e allo stesso tempo ironiche, sempre eseguite con compostezza anche nei cenni alla sessualità, accurate nei dettagli ma senza diventare troppo rifinite e fredde, anzi rese gradevoli dai toni caldi.

venerdì 24 novembre 2017

(As)saggi(ni): E ho trovato l'invasor! O bella ciao


Torna disponibile in libreria, con la nuova copertina cartonata, L'Eternauta - Il ritorno. "Uno dei" sequel di uno dei più grandi classici del fumetto argentino e mondiale. Dopo il recente e deludente sequel L'ultimo Eternauta, opera di un altro sceneggiatore, è un piacere avere sott'occhio la seconda classica avventura di Juan Salvo firmata da Héctor Germán Oesterheld. Un piacere sì, ma mischiato alle lacrime, perché quando Oesterheld scriveva questa storia nel 1976, le sue figlie erano già state sequestrate e ammazzate dagli squadroni della morte. Francisco Solano López dovette terminare di disegnare le tavole dall'esilio in Spagna, mentre Oesterheld era "scomparso" a sua volta, e il disegnatore sapeva in cuor suo che non lo avrebbe mai più rivisto. Molti autori vengono definiti "coraggiosi", ma quanti di loro hanno passato quello che ha passato Oesterherld? -- La rivista Skorpio, che pubblicava la storia a puntate, dal canto suo aggiunse la beffa all'omertà, facendo finta di niente e addirittura suggerendo di realizzare una terza serie...

L'Eternauta - Il ritorno è forse meno idealmente perfetto del primo, con buchi narrativi qua e là, e qualche occasione mancata. In compenso Juan Salvo si trasforma non solo in un leader guerrigliero, ma in un mutante, anzi un "alieno" alla pari dei misteriosi invasori. Meno sobrio del solito, qui Oesterheld si lancia in una serie di omaggi all'avventura di ogni tipo, da H. G. Wells a Flash Gordon a Sandokan, dai supereroi fino ad atmosfere alla Mad Max, e magari Lovecraft. . . ma è uno spettacolo pirotecnico che serve ad alleviare la rabbia, il dolore, il sangue, che sono il sottofondo costante. Anche se alla fine il bene trionfa (la guerriglia del XXIII secolo impedisce a posteriori l'attacco extraterrestre del 1963, che Juan Salvo ci aveva raccontato fin dal 1959), la morte in realtà connota tutto, il paesaggio, gli esseri viventi, la tecnologia.

Lo stile grafico di Solano, rispetto al primo Eternauta vent'anni prima, è più maturo, più cinematografico, più cupo. Uno stile variegato, capace di suggerire allucinazioni oppure fotografare un mondo dove nel giro di soli 200 anni il clima cambia, gli animali subiscono un'evoluzione non fisica ma psichica, e l'umanità è tornata alle caverne. Oesterheld in persona interviene dentro la storia come una specie di attempato Sancho Panza a fianco dell'eroe. Si innamora di una ragazzina delle caverne, discinta e già fidanzata con un coetaneo. Quasi uccide a colpi di mitra Favalli, uno dei grandi protagonisti del primo Eternauta. Forse erano questi i sogni proibiti di Oesterheld, prima di rimaterializzarsi a Buenos Aires nel 1976 e andare incontro al suo destino come Ettore nell'Iliade.

giovedì 23 novembre 2017

Galeotto fu il pianeta

Traduzione personale della seconda parte del poemetto Al-Aaraaf di Poe, recitata stasera nell'ambito degli incontri letterari organizzati dalla libreria Mannaggia di Perugia (sito). Gli altri due testi, letti e presentati dal libraio scrittore Carlo Sperduti, erano i racconti Il cuore rivelatore e La sfinge. Al-Aaraaf è l'equivalente musulmano del purgatorio, ma situato su un altro pianeta; Poe lo identifica con l'asteroide che colpisce e distrugge la Terra. Ma proprio in quel momento scocca la scintilla dell'amore tra un'aliena e un umano. . .


Edgar A. Poe, Al-Aaraaf


Parte 2



Alto su un monte dal capo di smalto
come pastore sonnacchioso che sul letto
di immensa pastura giace a bellʼagio e
alzando la palpebra pesante, scatta a vedere
(mormorando molti “Dio mi perdoni!”)
la luna che se ne sta quadrata in cielo…
monte dal capo di rosa che torreggiando lassù
nellʼetere lucente ha catturato il raggio
di Soli al tramonto – nel cuor della notte
quando Diana danzava con Luce, bello straniero –
lassù a quellʼaltezza sorse un ammasso
di colonne maestose, ma lievi sullʼaria,
scoccando da marmo pario un doppio sorriso
giù giù e giù verso le onde scintillanti
e in sé cullando la giovane montagna.
Il pavimento: di stelle sciolte, cadenti
per lʼaria ebano, che inargentano il drappo
del proprio dissolversi durante la morte
adornando così le contrade del cielo.
Cupola: opera celeste di luce intrecciata
posata calma sulle colonne, una corona –
là una tonda finestra di un diamante solo
guardava in su nella luce violetta; raggi
da Dio picchiavano sulla meteorica catena
riconsacrando due volte tutto il Bello
tranne se tra lʼEmpireo e quellʼanello
uno spirito anelante batteva nere ali.
Ma dalle colonne, occhi serafici hanno scorto
il mondo in penombra. Quel grigio-verde
che Natura predilige a sepolcro del Bello
abitava i cornicioni, girava gli architravi
e ogni Cherubino scolpito lassù, che
occhieggiava dalla sua casa di marmo
pareva di terra allʼombra della nicchia –
statue achee in quel tesoro di mondo?
Fregi come da Palmira e da Persepoli,
da Baalbek, dallʼabisso chiaro e pacato
di Gomorra la bella. Ah, adesso lʼonda
ti ha sommerso – salvatrice in ritardo!

Ama, il suono, far festa nella notte estiva:
confronta il sussurro del grigio crepuscolo
che là nellʼIraq sorprendeva lʼudito
di tanti guardastelle tanto tempo fa
e sempre sorprende lʼudito di colui
che medita fissando in lontananza
e vede il buio approssimarsi come nubi –
forma e voce concretissime e forti, no?

E questo cosʼè? Ecco che viene e reca
con sé musica – delle ali il trambusto –
pausa, poi in picchiata un gran sibilo
e lei, Nesace, era tornata alle sue stanze.
La furia di una fretta lasciva le rese
rosse le guance, dischiuse le labbra,
il cinto attorno al vitino di vespa
spezzato per il palpito del cuore.
Al centro della hall, a riprendere fiato
stette ferma, ansimò poi, e fece “Zanthe!”:
la luce fatata che le bacia la chioma dʼoro
e vorrebbe smetterla ma non ha scelta.
Fiorellini sussurravano melodiosamente
a fiori felici, quella notte, da tre a tre;
emettevano musica le fonti abbassandosi
su cespugli lucidi di stelle, valli di luna.
Ma la quiete calò sulle cose materiali
(bei fiori, cascate lucenti, ali di angeli),
solo il suono sgorgato dallo spirito diede
peso allʼincantesimo della fanciulla:

“Sotto la campanula, stella filante
o bouquet campestre a mazzi
che da chi sogna tiene
discosti i raggi di luna –
Esseri di luce! Voi meditanti
con occhi semichiusi
sulle stelle che lo stupor vostro
ha tratto giù dai cieli
facendole scrutare nellʼombra
e scendere sul vostro ciglio
come occhi di fanciulla
che ora vi invoca…
destatevi dai sogni da
quei pergolati purpurei!
Vi chiama il compito di
queste ore lucenti di stelle.
Scuotetevi dalle trecce
caricate di rugiada
lʼalito dolce di quei baci
che troppo impacciano
(ma come, senza Amore
alleluierebbero gli angeli?)
quei baci di amor vero
la vostra ninna-nanna.
Su! Scuotete dalle ali
ogni impedimento:
la rugiada della notte
vi abbasserebbe il volo,
e le carezze dellʼaffetto
lasciatele in disparte!
Sono luce alle trecce, sì
ma piombo sul cuore.

Ligeia! Ligeia!
O bellissima mia
la cui rigida idea si
scioglie in melodia
oh! È volontà tua
rigirarti nella brezza?
O più capricciosa
come albatros solitario
che incombe sulla notte
(come lei sullʼatmosfera)
piacevolmente presiedere
allʼarmonia di lì?

Ligeia! Là, ovunque
lʼimmagine tua sia
mai magia separerà
la tua musica e te.
Molti occhi hai legato
in sonno sognante…
ma si riaccendono le forze
che tu tieni a bada!
Il fruscio della pioggia
che salta giù sul fiore
e danza e ridanza
al ritmo degli scrosci,
il sussurro che sorge
dallʼerba che cresce sono
delle cose la melodia –
schematiche, purtroppo…
Allora via, carissima
accorri di gran carriera
a trasparenti sorgenti
sotto le luci di luna,
al solitario lago sorridente
nel suo sonno profondo
alle tante isole siderali
che gli fregiano il petto:
là dove fiori rampicanti
hanno intrecciato le ombre,
ai suoi margini dormono
fanciulle a profusione
alcune lasciando fresche radure
si sono appisolate con lʼape.
Risvegliale, ragazza mia
su maggesi e brughiere
vaʼ! Soffiagli sul sonno
piano piano allʼorecchio:
la tua armonia musicale è
ciò che sognan di sentire –
che cosa mai sveglierà
altrettanto un angelo
che ha preso il sonno
sotto la gelida luna
quanto la malìa che nessun
sogno di strega può testare:
la ritmica armonia
che già lo cullò?”

Alati spiriti, angeli al vederli, mille
Serafini attraversarono lʼEmpireo,
sogni recenti ne accompagnavano il volo;
Serafini in tutto fuorché Gnosi, luce tagliente
che cadde rifratta entro i tuoi territori
o Morte, via da Dio, fin su quella stella –
dolce fu lʼerrore, più dolce la morte
dolce fu lʼerrore: anche a noi il respiro della
Scienza appanna lo specchio di gioia
tra cui annovererei Simùn il distruttore
perché che beneficio (a loro) darebbe sapere
“verità equivale a menzogna”, paradiso a inferno?
Dolce la loro morte – fu per loro succosa
dellʼestasi estrema di unʼesistenza piena:
oltre quella morte, immortalità nessuna
ma sonno che medita e non è lʼ“essere”.
E là, ah potesse abitare il mio spirito esausto
distinto dallʼeternità del cielo, distantissimo dallʼinferno!

Che spirito colpevole, in quale oscuro cespuglio
non udì il richiamo urgente di quellʼinno?
Due! Due che caddero perché non si dà grazia
a chi non ascolta, assordato dal proprio cuore.
Un femminile angelo e il suo serafico amante.
Oh dovʼera (chiedetelo pure al vasto universo)
dove Amore il cieco, contrapposto al Dovere?
Amore senza scorta cadde “gemente e piangente”.

Lui era uno spirito di riguardo, lui che cadde:
pellegrino presso pozzi ammantati di muschio
ispettore delle luci che scintillano lassù
sognatore sotto la luna, accanto al suo amore.
Strano non è, ché ogni stella è come un occhio
che accarezza collo sguardo i capelli alla Bellezza;
e loro e ogni muscosa sorgente erano sacri
a questo cuore arso dʼamore e malinconico.
La Notte (notte a lui infausta) aveva scoperto
lʼadolescente Angelo presso un precipizio –
come scarabeo ella scorreva il cielo solenne
guardando storto i mondi stellati là sotto.
Lui qui stava con la sua bella, gli occhi scuri
come dʼaquila attraverso il firmamento;
a volte ammira lei invece, ma perfino allora
lʼocchio tremando gli scivola là verso la TERRA.

“Ianthe, tesoro, guarda, che fievole raggio!
È delizioso inviare il nostro sguardo lontano.
Lei, la Terra, non era così nel quasi-autunno
che lasciai i suoi begli atri, né piansi la partenza.
Quel giorno… quel giorno… chiaro ricordo,
il sole lampeggiava su Lemno ammaliando
gli arabeschi scolpiti di un salone color oro
dove sedevo. E poi là sugli arazzi alle pareti
e sugli occhi miei… che luce insopportabile!
Come pesò su di essi seppellendoli nel buio!
Essi che prima su fiori e brume e amore scorrevano
in Gulistan in compagnia del Saadi persiano
ma… che splendore! Mi assopii. E la Morte
sʼinsinuò nei miei sensi su quellʼisola bella
così delicatamente che nemmeno un capello
si risvegliò – né si accorse della sua presenza.

Lʼultimo posto sulla Terra dove passeggiai
fu il tempio superbo denominato Partenone:
più bellezza adornava le sue pareti colonnate
perfino di quella del tuo luminescente seno,
e quando lʼAntico, il Tempo, mi disincantò le ali
allora spiccai il volo come da un torrione lʼaquila
e anni mi lasciai indietro nellʼarco di unʼora.
E mentre pendevo sopra i suoi aerei confini
metà del giardino del globo venne scagliato
srotolandosi come mappa verso i miei occhi –
e con esso le disabitate città del deserto!
Ianthe, e in quellʼistante la bellezza mi assalì
e quasi mi augurai di essere uomo ancora”.

“Angelo mio! Ma perché ancora essere dei loro?
Una più splendida dimora è qui per te ora
e prati più verdi di quelli del tuo ex mondo
e amorevolezza di donna – e appassionato amore”.

“Ascolta però, Ianthe. Quando lʼaria cedevole
finì mentre lʼalato mio spirito balzava in alto
forse avevo il cervello confuso ma… il mondo
che avevo salutato era sprofondato nel caos,
spostato dal punto del cosmo, disperso al vento
e roteava infiammato attraverso il vuoto.
Forse, dolcezza mia, proprio lì terminò il volo
e precipitai – non rapidamente come prima
bensì con moto tremolante verso il basso
tra raggi color ottone, fino a questa stella dʼoro.
Non lungo il computo del mio tempo di caduta
perché tua era la stella più prossima alla nostra,
tremenda stella che arrivò in una notte festosa,
Dedalione rosso contro la timida Terra”.

“Noi venimmo alla tua Terra, né ci è permesso
di contraddire lʼordine della nostra Signora:
noi venimmo, amore, attorno – sopra – sotto –
lucciola allegra della notte si va e si viene
né domandiamo altro che il cenno angelico
che lei concede a noi come con lei fa Dio…
Oh Angelo, il Tempo canuto mai dispiegò
lʼala fatata su un mondo più fatato del tuo!
Pallido il suo disco, occhi dʼangelo soltanto
distinguevano il suo spettro nel vasto cielo
quando Al-Aaraaf capì che il suo corso
puntava dritto lì sopra il mare di stelle…
e quando la vostra gloria si mostrò nel cosmo
come il lucente seno della Bellezza allʼuomo
sostammo al cospetto della civiltà degli umani.
E la tua stella tremolò proprio come Bellezza fa”.

Così discorrendo gli amanti fecero trascorrere
la notte che calò e calò e non generò il giorno.
Caddero: ché il Cielo non concede speranze
a chi si rende sordo per il pulsare del cuore.

mercoledì 22 novembre 2017

La via della seta letteraria



La città in riva al mare coinvolta in questa Romance (titolo originale) è francese con architetture nordiche; non a caso l'autore, BlexBolex all'anagrafe Bernard Granger, è nativo delle Fiandre e vive in Germania. Una storia tutta raccontata per immagini, sfruttando in modo quasi miracoloso le possibilità della serigrafia. Un film muto con didascalie decorative, poetiche, magari ironiche. Non manca qualche omaggio all'Italia, come le ali del drago riprese da un quadro di Paolo Uccello, e i briganti che sono il Gatto e la Volpe. Il Cattivo, mascherato sotto falsi colori, è un cardinale con baffetti e pizzetto -- "il" cattivo per eccellenza della letteratura francese: Richelieu!

Sottotrame e rimandi interni sottili come fili di seta. Nelle grandi linee, tutto si svolge nell'arco di una settimana. In una moderna società multietnica sbucano chissacome elementi ottocenteschi: una mongolfiera, una locomotiva a vapore, una carrozza trainata da cavalli... E qui, a scatenare un finimondo che capovolge letteralmente le cose è una Strega, longa manus del Cattivo. Case distrutte, roghi, cadaveri, degrado, abbandono. Contro la strega viene organizzata una spedizione militare delle proporzioni del D-Day. Tutto inutile. L'unico arrestato sarà un innocente violinista sconosciuto. A sconfiggere i malvagi sarà proprio lo Sconosciuto, evaso grazie al caos, seguendo le indicazioni di una mappa magica ( = che prevede il futuro, e segue una geografia non umana) e armato di una... fune. Ma anche questo non basterebbe se la Regina all'ultimo minuto non avesse i "riflessi pronti". I due poi si sposano e vanno ad abitare nella casa della prima vignetta, e si presume che avranno un figlio, cioè il bambino da cui tutto era partito.

lunedì 20 novembre 2017

Un amico onora un amico scomparso

Mack Hassler
Polpo dormiente

     Battaglia di animali fantastici
     Leonardo da Vinci, disegno

Il sogno non poté mai ricordarlo
nei dettagli. Gli appunti divennero
tentacoli per cogliere, per tastare
nel buio incombente. Sapeva o
gli era stato detto che tale mare
racchiudeva i figli, che avrebbe
ricondotto al suolo. Sapeva altresì
che quella terra era a lui fine, telos:
lì braccia in cancrena, infine fossili.

Tastò il passato, si gingillò con idee
di una progenie tanto intelligente
ed evoluta da essere dispensata dal
bisogno di braccia, capace anzi di
ogni cosa abbrancare. Per ora però
tutto stava nel dar giù di filato.
E lui filò filò, agli amici pensando
caduti; e come cantare un altro
canto strozzato; si addormentò così.



Octopus Sleeping

      “A Fight between Imaginary Animals”
                Leonardo da Vinci, late 15th century

He never could recall the dream
Exactly. So his notes became
The tentacles to reach, to touch
Across the haunting dark. He knew
Or had been told this sea
Contained the children that
Would lead to land. He also knew
That land would be his end, his telos,
Where the arms would rot and fossilize.


He touched the past and toyed news
Of progeny to come so smart,
So evolved, that they would not
Need the arms to reach but rather
Gather all at once. For now,
However, spinning was the game.
So he spun and thought of fallen
Friends and how to sing another
Gurgling song and, finally, slept.


venerdì 17 novembre 2017

PKD

Il primo a parlarti
della sci-fi di Philip
Dick fu il direttore
di un mensile ora morto
e rivelò di VALIS
Diventi venti anni dopo
il mentore delle memorie
della sua quinta sposa
madre del miracolato
figlio-fenomeno
al dire di Dick, della
veronica VALIS

mercoledì 15 novembre 2017

SINDROMI /// 12


Zingari  Vogliono vivere in uno spazio che purtroppo non esiste più: la "terra di nessuno".

Immigrazione  La feroce guerra tra illusi e disillusi.

Unione europea  Ha radici cristiane: è basata sui soldi.

Defecazione  Kit portatile per osservare l'entropia.

lunedì 13 novembre 2017

Il Dante che non ha fatto il Risorgimento


Dante com'è interpretato dagli autori che si trovano al di fuori della cerchia ideologica risorgimentale, o perché sono vissuti prima o perché sono vissuti altrove. Una carrellata di letture dantesche che va da Jacopo Alighieri (il figlio) ai poeti rinascimentali italiani, alla letteratura anglosassone (Inghilterra e Stati Uniti), all'America Latina (Borges), al Giappone (Go Nagai).

Ciliegina sulla torta, una cosa che non ti insegnano a scuola: dove si trovano, nella Divina Commedia, fate, elfi, vampiri, lupi mannari? La risposta nel libro Dante era uno scrittore fantasy > vai

venerdì 10 novembre 2017

'600

Bizzarra bellissima
lʼepoca in cui un medico
di Preci si precipitava
nellʼeretica Inghilterra
Elizabeth a ristabilir
in cui calcolando
traiettorie aristoteliche
e pesando a spanna
Harvey avrebbe visto
che il sangue è sostanza
che corre e non consuma
tipo i planetari dii

mercoledì 8 novembre 2017

SINDROMI /// 11


Salute  Forma di rispetto nei confronti della morte.

Italia  Repubblica fondata sul lavoro delle generazioni precedenti.

Animali  Costretti a respirare i prodotti di scarto delle piante.

Primo Levi  Lo ha ucciso il male della banalità.

Tenia  Dimostrazione che anche nell'intestino c'è qualcosa di buono.

lunedì 6 novembre 2017

Colpacci: Riaperto il processo a Dante


Arezzo, 16 aprile 1966: un pool di qualificati magistrati riapre il fascicolo delle condanne inflitte a Dante per verificare la regolarità delle procedure e l'effettiva consistenza dell'accusa. Nei documenti del 1302 e 1315, al poeta e politico fiorentino vengono contestati reati quali corruzione, peculato, concussione, cospirazione ai danni dello Stato, e pure contumacia, perché non si presentò in tribunale. Sei secoli e mezzo dopo, nella basilica di San Francesco ad Arezzo -- quella con gli affreschi di Piero della Francesca -- intervengono i testimoni, l'accusa, la difesa. Il verdetto? I capi di accusa erano volutamente generici, senza nessun appoggio se non le dicerie raccolte chissà come. E per di più le procedure furono attuate in maniera irregolare perfino nell'ambito del Diritto fiorentino medievale, che era molto meno garantista dell'attuale Codice. Un chiaro esempio di "processo politico". Dante Alighieri viene dichiarato innocente all'unanimità.

Negli atti processuali del 1966 vengono ricostruite non solo le traversie giudiziarie dell'Alighieri, ma anche quelle biografiche e intellettuali. Una questione però viene trascurata: perché Dante, del clan dei guelfi bianchi, venne fatto sposare con Gemma Donati, parente del leader dei guelfi neri? Fu un tentativo di pax mafiosa? Ma se il poeta era così bene ammanicato, perché poi venne trattato in quel modo? Aveva "sgarrato"? Come, quando?

Questo prezioso volume è arrivato in dono, tanto più gradito in quanto inaspettato, da un conoscente il cui zio monsignore lo aveva ricevuto con dedica, a sua volta, dal pubblico ministero che fece la requisitoria dell'accusa.

venerdì 3 novembre 2017

Franco

Compare come
un barbiere balzano
però il fisico forte
seppure piccolo
lʼetà indeterminata
la barbetta bianca
lo sguardo adolescente
Però raccoglie radici
scolpisce canne, fa
sculture serpentine
scettri da re elfi

giovedì 2 novembre 2017

(As)saggi(ni): Il Maestro di color che rubano

L'isola dei Beati (by ilTM + Selkis)

Hanno rubato tutti da lui: di riffa o di raffa, dal Medioevo con le avventure di Sindibad (o Sinbad) il Marinaio e Dante, fino a Ludovico Ariosto, a Giovan Battista Marino, e poi avanti, il Barone di Munchausen e Collodi e chissà quanti altri. È Luciano di Samosata, autore 'turco' giramondo, poliedrico e irriverente, del II secolo d.C. Le premesse della sua Storia vera sono le seguenti: "Siccome tutti raccontano balle, allora le racconto anch'io. Non ho mai visto le cose che descrivo, non ho mai avuto queste avventure. Di vero nel mio libro c'è solo questo: che sono tutte menzogne". Ma l'arguto sofista Luciano mente sapendo di mentire, perché dietro le sue invenzioni scoppiettanti c'è tutto un modo alternativo di guardare la realtà, di sovvertire la cultura ufficiale. Ecco la sua intervista a Omero: Tante città si contendono i tuoi natali, ma dove sei nato in realtà? - Ero di origini babilonesi. - Perché l'Iliade si apre con l'ira di Achille? - Mah, mi è venuta così, senza pensarci.

L'incontro con Omero avviene sull'isola dei Beati, che sembra una parodia del limbo dantesco. Peraltro, Luciano fa davvero dello humour preventivo sui temi del cristianesimo, che all'epoca era ancora una religione poco diffusa. E anche se tutti hanno copiato da lui, su alcune idee ha mantenuto il copyright. Ad esempio, gli spiriti beati sarebbero invisibili, ma li si può vedere perché indossano abiti color porpora, tessuti con le ragnatele. In pratica, girano tutti in costume da Spider-Man.

mercoledì 1 novembre 2017

SINDROMI /// 10


Luna  Troppo vicina e troppo difficile da colonizzare.

CV  Lunga iscrizione tombale su carta.

Sicurezza  Creando meccanismi complessi di controllo si rende il mondo più complesso, e quindi più difficile da controllare.

Libero mercato  Metodo per favorire i cittadini (come consumatori) e rovinarli (come lavoratori).

Ricchi  Persone a cui un raddoppio dei guadagni non cambia nulla, e quindi lo vogliono.

lunedì 30 ottobre 2017

(As)saggi(ni): La verità è una brutta bestia

Da sx: Grandville per La Fontaine; Kamandi Challenge (2017); il Dr. Moreau del 1996

Da dove arrivano le favole? "Dal cielo" suggerì La Fontaine nella prefazione alle sue, facendo un parallelo nientemeno che con le parabole del Vangelo. Fin dai tempi di Esopo, forse il VI secolo a.C., i deliziosi raccontini in cui gli animali esibiscono un comportamento (pur)troppo umano non sono mai stati delle "innocue favolette". Tant'è che a Esopo vengono attribuite peripezie di ogni tipo, spesso a rischio della pelle. E lui stesso era descritto come semi-mostruoso, come il Caliban della Tempesta di Shakespeare o gli abitanti dell'isola del Dottor Moreau. Per completare il cerchio, le metamorfosi fisiche accompagnate a profondi istinti animali nel romanzo di H. G. Wells erano già presenti nella favola La gatta e Afrodite di Esopo, ossia La gatta cambiata in donna di La Fontaine (nella stupenda traduzione di Emilio De Marchi).

Un ulteriore tassello è aggiunto dal fumetto Kamandi inventato nel 1972 da Jack Kirby "il Re", e rilanciato in versione ammodernata proprio quest'anno in onore del 100° anniversario di nascita di Kirby. In un mondo post-atomico, gli esseri umani sono regrediti a bestie, con poche eccezioni tra cui il giovane Kamandi; mentre gli animali, soprattutto quelli feroci, hanno imparato a pensare. I nuovi padroni del pianeta vivono in bilico tra barbarie e tecnologia. Kamandi ha paura di loro perché non ricorda come fosse la vita prima della guerra nucleare. A noi, viceversa, quegli animali spaventano proprio perché sappiamo che sono uguali a noi.

Insomma, le favole sono la verità piovuta dal cielo. Ma, come insegna Leopardi nelle Operette morali, la verità è una brutta bestia.

venerdì 27 ottobre 2017

bucato

All'improvviso mill'anni
dopo che in dono
l'hai avuta da Amore
scopri con sorpresa
che la T-shirt blu scura
è decorata da
un pattern non astratto
ma un gigantesco co-
leottero color notte
Eri un segreto Gregor
Samsa, lo sapevano
tutti non l'interessato

giovedì 26 ottobre 2017

Libri sacri da un altro mondo

Philip Dick, Radio libera Albemuth (info)

La Bibbia è noiosa? "No" risponderebbero in coro gli scrittori anglosassoni (la parola "no" va pronunciata in inglese). È dai tempi di John Milton, nel Seicento, che il testo sacro viene riutilizzato per scenari di vera e propria fantascienza. Nel poema Paradiso perduto, per dire, gli angeli sono EBE, entità biologiche extraterrestri, completi di ogni attività psicofisica: intelligenza superiore ma non illimitata, civilizzare l'umanità, nutrirsi, fare sesso... Di lì nasce una stupefacente tradizione letteraria che ha attraversato i secoli fino a oggi. Ci sono le visioni mistico/cosmiche di William Blake. Ci sono i racconti e poemetti di Edgar A. Poe, come Al-Aaraaf, nome coranico dell'asteroide che impatta contro la Terra, ma l'asteroide è abitato da entità aliene femminili, e quindi... (suspense). La Bibbia suggerisce scoppiettanti idee fantascientifiche perfino a 'vecchi conservatori' come Howard P. Lovecraft, ateo, e C. S. Lewis, anglicano, autore delle Cronache di Narnia ma anche di una Trilogia spaziale. Per arrivare fino a Philip K. Dick, nel cui capolavoro Radio libera Albemuth vanno a braccetto esperienze autobiografiche, Mosè, Gesù Cristo e un'invasione benefica dallo spazio profondo, in un'America da incubo che già profetizza Trump.

Per scoprire il meglio della letteratura non-convenzionale si può partecipare agli incontri organizzati ogni 15 giorni dalla libreria "Mannaggia" di Perugia (sito). Ci si può anche arrivare da fuori: la città è dotata di aeroporto internazionale.



mercoledì 25 ottobre 2017

SINDROMI /// 09


Santi  Sfruttati lavorativamente anche dopo morti.

Licantropo  Lupo costretto ad assumere una natura più feroce della sua.

Strega  Ha dimostrato che una ramazza è molto di più di una ramazza.

Pipistrello  Si possono usare le mani per volare, e i piedi per afferrare.

Elefante  Si possono usare le mani per camminare, e il naso per afferrare.

venerdì 20 ottobre 2017

e-festo

È arrivato lʼarrotino
e ombrellaio matto
affila i coltelli
da prosciutto, ripara
le cucine e chiede
in cantilena circense
alto-parlando dallʼauto
«donne avete perdite
di gas?» ghe pensi mì

mercoledì 18 ottobre 2017

SINDROMI /// 08


Anzianità  L'errore di utilizzare diluite le energie di scorta.

Pace  Causa della guerra, in quanto favorisce l'insorgere della noia.

Televisione  Rende lontano il mondo.

Farmacia  Chiesa tradizionalista, in cui si accede in fila in silenzio all'altare per ricevere la sacra particola.

Ottimismo  Il pessimismo all'ultimo stadio.

lunedì 16 ottobre 2017

Il mondo non è stato mai rotondo


personale omaggio a Philip Dick (90 secondi)

In un mondo spaccato in due, superficie vs. sottosuolo, come nella Macchina del tempo di Wells. Sotto un Governo il cui ufficio stampa si ispira a Orwell. Dove i robot si trovano a dover risolvere conflitti di coscienza come in Asimov, ma più pericolosi. All'improvviso il meccanismo salta perché un uomo infrange la legge arrampicandosi dal "formicaio" alla terraferma, dove in teoria è in corso una guerra nucleare, a sentire i TG.

Peccato che il conflitto sia terminato più di dieci anni fa, e oggi in superficie un pugno di potenti si spartiscono tutto, in modo bipartisan tra americani e russi: entrambi hanno imparato da Hitler. Gli alti papaveri si fanno sì la guerra reciproca, ma subdolamente, nell'ombra. E il coraggioso/disperato visitatore scoprirà che in superficie c'è di tutto: un Terminator che si suicida trasformandosi in un televisore, partigiani tristi, riccastri sterili senza figli, industrie avanzatissime ma con qualche lacuna, un poliziotto dai poteri paranormali, un viaggiatore del tempo, alieni finti perfettamente imitati, un tizio con tutti gli organi del corpo artificiali tranne il cervello (rincoglionito), un palazzinaro eversivo -- o solo cinico?

"Che ci faccio in 'sta gabbia di matti?" potrebbe chiedersi il nostro eroe. Ma non se lo chiede, perché ha una missione ben precisa da compiere: trovare a tutti i costi un pancreas artificiale per un povero meccanico settantenne. La penultima verità, 1964, è un capolavoro sottovalutato di Philip Dick. Una sintesi dei suoi temi principali, dove a giocare il ruolo principale non sono le invenzioni bizzarre (come potrebbe sembrare dal riassuntino...) bensì la complessità sfuggente degli eventi e le micidiali trappole del ragionamento. Un Minority Report in versione maxxxi.

mercoledì 11 ottobre 2017

SINDROMI /// 07


Uccelli  Dinosauri molto apprezzati da coloro che credono estinti i dinosauri.

Morale  Ha sempre ragione, a patto di sostituire i «nonostante» con «proprio perché».

Famiglia (italiana)  Ammortizzatore sociale dei guai causati da essa stessa.

Problemi  Pur di non risolverne uno vero si è disposti a risolverne dieci finti.

Condominio  Gruppo di individui isolati, più facile da bersagliare di fila.

lunedì 9 ottobre 2017

pranzo

Piove pioviggina in
città dopo la siccità
nellʼantica trattoria
(nuova) underground
avventori anglosassoni
Dai maltagliati a mano
(tagliati isso-fatto
bene) con baccalà
e ceci curiosamente
spunta (svista oppure
segreto dello chef)
poligono di plastica

mercoledì 4 ottobre 2017

Il salotto di Philip Dick


Esce in questi giorni al cinema il sequel di Blade Runner, ma il prequel era... Philip Dick in persona. Già, perché tutte le cose più strane che si trovano nei suoi racconti e romanzi avevano, in qualche modo, origini autobiografiche. A raccontarci la vita quotidiana di un genio in una folle America anni '70 è la sua ultima moglie, Tessa, madre di quel Christopher la cui "guarigione miracolosa" nel 1974 scatenò la crisi filosofica/mistica dello scrittore. Ed è uno dei due fatti che più hanno condizionato la percezione del mondo di Philip Dick, insieme alla inspiegata perquisizione del suo alloggio (chi lo fece? cosa cercava?) nel 1971.  

Conversations with Philip K. Dick è un libro scritto in punta di penna, con una essenzialità, un minimalismo che veicola con raffinatezza il massimalismo dell'esistenza di PKD, un'esistenza sempre sopra le righe... anche se quasi interamente trascorsa dentro casa a causa di agorafobia e altre fobie. Le sue visioni sembrano una versione post-moderna di quelle di William Blake. Si scopre che i libri di cui l'autore parlava più spesso non erano tanto Blade Runner quanto il ciclo di Valis e La svastica sul sole, di cui doveva uscire un sequel, ma poi Philip Dick rimase troppo spaventato dai nazisti che stava inventando. Anche perché, secondo lui, non stava inventando.

Il sottoscritto avrà il piacere di tradurre il libro per il marchio indipendente Electric Sheep Comics (sito). Intanto il testo in inglese è acquistabile qui.