sabato 15 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - gran finale

quattro


Senti un po’ – disse Caffè quando fu nel vicolo che Latte aveva indicato per il duello tramite una complessa serie di messaggi incrociati criptati. – Si suppone che noialtri supereroi passiamo il tempo a menare i cattivi, non a menarci tra di noi.
Tranquillo – fece lei. – Non intendo ammazzarti, è solo una leale sfida tra colleghi. – Indossava un costume ovviamente bianco, con (strano ma vero) una grande mosca stampata nell’area tra il petto e l’ombelico. Fisico asciutto e tonico da palestrata, con seni poco pronunciati e fianchi stretti. Doveva avere i capelli corti perché la maschera non appariva rigonfia in cima. La voce era soave.
Caffè accennò un inchino, storcendo con sarcasmo la bocca sotto la maschera. – Gentilissima. Ma con tutti i colleghi che ci sono, tra registrati e fuorilegge, a che debbo l’onore?
Beh, tu hai… qualcosa di unico.
Lui stava per chiedere “cioè?” ma poi intuì la risposta in un lampo. – Già. L’unico supereroe “non segreto” del quale sia rimasta segreta l’identità. La cosa ti disturba?
Abbastanza.
Capito: il tuo nome si trova, o si troverà, sull’elenco sbagliato.
O su quello giusto.
Stando così le cose, nonostante la tua buona azione con quei due gorilla, sono costretto a dichiararti in arresto. Normalmente non aggredisco le donne, ma…
Latte non si scompose. – Siamo alla frutta. O al caffè? – Era ancora troppo lontana perché Dorian potesse investirla con le sue vibrazioni di disturbo del sistema nervoso.
Di colpo, Caffè scattò verso di lei come un centometrista.
Quando fu sufficientemente vicino all’avversaria, mise in azione i superpoteri. Latte ebbe giusto un inizio di tremolio, ma in un secondo balzò come una gatta in un vicolo laterale. Caffè svoltò a sua volta nel vicolo, e…
SBAMMM!
Venne centrato in pieno petto dal coperchio di un cassettone, scagliato contro di lui da Latte che, in quei pochi attimi, era riuscita a riguadagnare terreno, a staccare l’oggetto e a lanciarlo con una forza e una precisione prodigiosa. Ma, sul momento, Caffè non ebbe l’opportunità di ammirare questa serie di prodezze perché era impegnato ad abbattersi a terra come una quercia sradicata dal vento. – Oh-huuun!
Prima che Dorian scattasse di nuovo in piedi come una molla, e prima che potesse azionare il suo potere destabilizzante, Latte, correndo a una velocità che pareva impossibile, gli fu addosso e gli afferrò la maschera con rabbia, tentando di strappargliela.
È lì che vuoi arrivare” pensò lui e, con un filo di rimorso, le scaricò una pedata nel ventre. Latte grugnì e mollò la presa, ma si limitò a barcollare leggermente, come se il colpo fosse stato molto più debole di ciò che invece era. “Di che materiale è fatta, questa qui?!” pensò Caffè, però intanto saltando su e riversandole addosso ondate di energia neuro-concussiva.
Il corpo dell’avversaria tremava, di nuovo, meno del previsto. Subito spiccò all’indietro un balzo che andava oltre le possibilità di qualunque campione olimpico, volteggiò a mezz’aria come un gatto, toccò terra, continuò a eseguire aggraziate capriole all’indietro fino ad allontanarsi di oltre dieci metri da Dorian, si fermò di colpo, afferrò dalla strada un frammento di asfalto sbrecciato e lo catapultò contro Caffè. (Tutto questo durò meno del tempo che occorre per descriverlo).
Stavolta lui schivò il colpo, ma non aveva ancora completato la manovra che un secondo blocchetto di asfalto lo colse alla testa. Cadde. Latte si ri-precipitò contro Caffè come una furia, gli strinse i fianchi a tenaglia tra le gambe e fece per dargli un cazzotto in faccia. Lui glielo impedì usando il proprio superpotere. Lei strinse i pugni, ringhiando e preparandosi a colpire, tremore o non tremore.
Aspetta! – ansimò Dorian. – Quel costume è una presa in giro. Non stai usando tutti i tuoi poteri, ho capito chi sei, sei un mio mito, sei…
La frase fu interrotta dalla sberla di Latte, che lo fece quasi svenire. Poi Latte gli afferrò la maschera e gliela strappò via dalla faccia. Lo osservò.
Infiniti secondi di silenzio.
Il volto di Dorian non era deforme nel senso peggiore del termine, possedeva addirittura qualche tratto apollineo, ma con inquietanti asimmetrie qua e là. E soprattutto, aveva una pelle coriacea, verde, di un verde chiaro, uno slavato color cicoria.
Perdonami – mormorò Latte.
E con una catena di balzi, svanì nella notte.

cinque

Latte rientrò in casa dall’abbaino. Una volta in soggiorno, tolse la maschera per disinserire il distorsore vocale, poi aprì il costume sul davanti e staccò le leggere imbottiture da seno e fianchi.
MJ, stesa mollemente sul divano, rimase a guardare per qualche secondo in silenzio la toeletta, poi chiese: – Allora, soddisfatta la curiosità?
Sì – disse Peter.