sabato 8 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - cap. 3

tre


L’esperimento Espresso per il momento restava segreto. Ufficialmente risultò che la nota spia industriale Ionut & compare erano stati bloccati dalla security dell’azienda, stop. Le telecamere interne non mostravano nulla perché erano state previamente “congelate” dai malviventi sull’immagine fissa dei corridoi vuoti (il che peraltro era esatto), ecc. ecc.
Quella stessa notte il Caffè autentico aveva sgominato una banda di teppisti neonazisti che avevano fatto irruzione in un centro sociale anarchico durante un concerto Anni ’80 aperto al pubblico. Nel tafferuglio il supereroe aveva rimediato una ferita da schegge di vetro al braccio.
Ma non era questo a metterlo di cattivo umore.
Era il colore della pelle. No, né marrone né nero.
A voler fare i fiscali, Caffè… ah, ma il suo nome all’anagrafe era Dorian. A voler fare i fiscali, Dorian non era un “supereroe” bensì un “mutante”: era soggetto a una malformazione genetica che gli conferiva capacità insolite. Questo lo rendeva per il 10% un eroe e per il 90% un paria. Allevato in orfanotrofio dalle suore, era entrato nei servizi segreti proprio per essere costretto a non mostrarsi apertamente in giro.
Il mattino dopo la sua “doppia” impresa, Dorian si sfogava con la sua tutor, Oyei, nel bunker della polizia.
Ogni tanto vorrei essere un affogato – rimuginava. Non gli mancava un suo amaro senso dell’umorismo.
Oyei gli posò delicatamente le dita sull’avambraccio. – Continuare a farsi il sangue marcio non servirà a molto. Quante volte te lo devo ripetere? – Gli sorrise. Era una tipa graziosa e intelligente. Dorian, che non sopportava i predicozzi e anzi reagiva male, li tollerava solo da lei.
Lui fece spallucce. – Quindi cosa proponi? Che ne sarà di questo supereroe quando sarà lui a tremare dalla testa ai piedi, sbavando e trascinandosi in giro con il bastone? Mi manderete in pensione nell’Area 51? O magari potrei farmi cappuccino e ritirarmi in convento.
Oyei rise, poi gli mollò una pacca militaresca sulla coscia. – Ma appunto perché sei un supereroe! Dopo qualche altro anno di glorioso servizio – gli strizzò l’occhiolino – potrai presentarti ufficialmente al pubblico, che nel frattempo avrà imparato ad amarti. Basterà preparare la rivelazione della tua vera identità con un po’ di anticipo e un po’ di tatto, una bella conferenza stampa e…
Dorian scosse la testa. – Non funzionerà.
Ti dico di sì.
Ti dico di no. Quando si scoprì che a salvare la Durande incagliata era stato Gilliatt, non mi pare che gli abbiano eretto un monumento. L’aspetto di Gilliatt era, letteralmente, “spaventoso”.
Vedo che porti avanti il tuo programma di letture.
Voglio battere Hulk a Trivial Pursuit.
In quel momento bussarono alla porta. – Avanti – fece Oyei.
Entrò il colonnello Dredd. – Una novità curiosa – annunciò. Dorian e Oyei accennarono un saluto militare e fecero la mezza mossa di alzarsi dalla sedia, ma in quell’ambiente “protetto” le formalità erano piuttosto blande. – Dorian, hai appena ricevuto una formale sfida a duello. Lo sfidante, anzi, la sfidante non ha lanciato il guanto ma una mail, eccola. – Gli porse la stampata.
Dorian agguantò il foglio e lo lesse. Sollevò un sopracciglio. – È uno scherzo.
Dredd incassò la testa tra le spalle. – Pare di no. Ha steso in dieci secondi un paio di gorilla della mafia che andavano a riscuotere un credito: abbiamo verificato, abbiamo il video… e ha proclamato al mondo di essere “meglio di te. Ora vieni allo scoperto, ho una gran voglia di misurarmi con te” e via dicendo.
Posso vedere? – chiese Oyei. Dorian le passò il foglio.
La tutor lesse solo la prima riga, e rimase a bocca aperta. – “Latte”! Si chiama Latte?!

[. . .]