sabato 29 ottobre 2016

Saluti da LuccaComics!




Ricco bottino dalla più celebre fiera del fumetto italiana: il sequel fresco-fresco di un capolavoro assoluto, L'Eternauta, e l'album dei disegni di quella che va a rischio di essere la più grande illustratrice naturalistica della storia occidentale, anche se vergognosamente ignota in Italia. Al centro, il Magico Trio "quasi al completo" in un selfie artigianale fatto con la macchinetta fotografica girata al contrario. E al ritorno a casa, cena con eccellenze enogastronomiche lucchesi grazie alla cortesia dell'anfitriona. Nella foto in basso: l'accattivante restyling della piazza napoleonica inglobata dentro gli stand.

mercoledì 26 ottobre 2016

venerdì 21 ottobre 2016

Julius CaesArt


Assolutamente grandiosa tragedia di Shakespeare, che meriterebbe molta più fama qui, nella terra di Cesare. Sulla base del testo teatrale e della sua fonte classica, Plutarco, il fantasma del grande condottiero che apparve a Bruto non era un omino pallido avvolto in un lenzuolo.

giovedì 20 ottobre 2016

Belle Arti... ossia le Arti dei Belli


In laboratorio di ceramica. A sx una collega di ufficio. . . ma è molto più divertente stare in quest'altra sede.
Il vostro Tassista sta lavorando a una specie di vaso cinese disegnato da un pazzoide, con sù dipinto un mostro marino con 7 zampe, e che è una bestia lunga da qui a lì; per indicare le proporzioni si vede anche (non in foto) un minuscolo sub che esclama "Ah!". La ceramica a fumetti!

mercoledì 19 ottobre 2016

Diario di un correttore di bozze: 18 ottobre 2016

Giornata europea contro gli esseri umani
"Questo l'ho fatto io!" come diceva la Settimana Enigmistica. A forza di tagliare, cucire e modificare il sommario di un articolo... Si trattava ovviamente della Giornata europea contro "la tratta degli" esseri umani, 18 ottobre. Per fortuna una collega se n'è accorta prima di andare in stampa ^///^'

Hymnsmouth, vv. 17-19

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Money-to

Zen Obi

Burning [G.] Bush

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sabato 15 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - gran finale

quattro


Senti un po’ – disse Caffè quando fu nel vicolo che Latte aveva indicato per il duello tramite una complessa serie di messaggi incrociati criptati. – Si suppone che noialtri supereroi passiamo il tempo a menare i cattivi, non a menarci tra di noi.
Tranquillo – fece lei. – Non intendo ammazzarti, è solo una leale sfida tra colleghi. – Indossava un costume ovviamente bianco, con (strano ma vero) una grande mosca stampata nell’area tra il petto e l’ombelico. Fisico asciutto e tonico da palestrata, con seni poco pronunciati e fianchi stretti. Doveva avere i capelli corti perché la maschera non appariva rigonfia in cima. La voce era soave.
Caffè accennò un inchino, storcendo con sarcasmo la bocca sotto la maschera. – Gentilissima. Ma con tutti i colleghi che ci sono, tra registrati e fuorilegge, a che debbo l’onore?
Beh, tu hai… qualcosa di unico.
Lui stava per chiedere “cioè?” ma poi intuì la risposta in un lampo. – Già. L’unico supereroe “non segreto” del quale sia rimasta segreta l’identità. La cosa ti disturba?
Abbastanza.
Capito: il tuo nome si trova, o si troverà, sull’elenco sbagliato.
O su quello giusto.
Stando così le cose, nonostante la tua buona azione con quei due gorilla, sono costretto a dichiararti in arresto. Normalmente non aggredisco le donne, ma…
Latte non si scompose. – Siamo alla frutta. O al caffè? – Era ancora troppo lontana perché Dorian potesse investirla con le sue vibrazioni di disturbo del sistema nervoso.
Di colpo, Caffè scattò verso di lei come un centometrista.
Quando fu sufficientemente vicino all’avversaria, mise in azione i superpoteri. Latte ebbe giusto un inizio di tremolio, ma in un secondo balzò come una gatta in un vicolo laterale. Caffè svoltò a sua volta nel vicolo, e…
SBAMMM!
Venne centrato in pieno petto dal coperchio di un cassettone, scagliato contro di lui da Latte che, in quei pochi attimi, era riuscita a riguadagnare terreno, a staccare l’oggetto e a lanciarlo con una forza e una precisione prodigiosa. Ma, sul momento, Caffè non ebbe l’opportunità di ammirare questa serie di prodezze perché era impegnato ad abbattersi a terra come una quercia sradicata dal vento. – Oh-huuun!
Prima che Dorian scattasse di nuovo in piedi come una molla, e prima che potesse azionare il suo potere destabilizzante, Latte, correndo a una velocità che pareva impossibile, gli fu addosso e gli afferrò la maschera con rabbia, tentando di strappargliela.
È lì che vuoi arrivare” pensò lui e, con un filo di rimorso, le scaricò una pedata nel ventre. Latte grugnì e mollò la presa, ma si limitò a barcollare leggermente, come se il colpo fosse stato molto più debole di ciò che invece era. “Di che materiale è fatta, questa qui?!” pensò Caffè, però intanto saltando su e riversandole addosso ondate di energia neuro-concussiva.
Il corpo dell’avversaria tremava, di nuovo, meno del previsto. Subito spiccò all’indietro un balzo che andava oltre le possibilità di qualunque campione olimpico, volteggiò a mezz’aria come un gatto, toccò terra, continuò a eseguire aggraziate capriole all’indietro fino ad allontanarsi di oltre dieci metri da Dorian, si fermò di colpo, afferrò dalla strada un frammento di asfalto sbrecciato e lo catapultò contro Caffè. (Tutto questo durò meno del tempo che occorre per descriverlo).
Stavolta lui schivò il colpo, ma non aveva ancora completato la manovra che un secondo blocchetto di asfalto lo colse alla testa. Cadde. Latte si ri-precipitò contro Caffè come una furia, gli strinse i fianchi a tenaglia tra le gambe e fece per dargli un cazzotto in faccia. Lui glielo impedì usando il proprio superpotere. Lei strinse i pugni, ringhiando e preparandosi a colpire, tremore o non tremore.
Aspetta! – ansimò Dorian. – Quel costume è una presa in giro. Non stai usando tutti i tuoi poteri, ho capito chi sei, sei un mio mito, sei…
La frase fu interrotta dalla sberla di Latte, che lo fece quasi svenire. Poi Latte gli afferrò la maschera e gliela strappò via dalla faccia. Lo osservò.
Infiniti secondi di silenzio.
Il volto di Dorian non era deforme nel senso peggiore del termine, possedeva addirittura qualche tratto apollineo, ma con inquietanti asimmetrie qua e là. E soprattutto, aveva una pelle coriacea, verde, di un verde chiaro, uno slavato color cicoria.
Perdonami – mormorò Latte.
E con una catena di balzi, svanì nella notte.

cinque

Latte rientrò in casa dall’abbaino. Una volta in soggiorno, tolse la maschera per disinserire il distorsore vocale, poi aprì il costume sul davanti e staccò le leggere imbottiture da seno e fianchi.
MJ, stesa mollemente sul divano, rimase a guardare per qualche secondo in silenzio la toeletta, poi chiese: – Allora, soddisfatta la curiosità?
Sì – disse Peter.

sabato 8 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - cap. 3

tre


L’esperimento Espresso per il momento restava segreto. Ufficialmente risultò che la nota spia industriale Ionut & compare erano stati bloccati dalla security dell’azienda, stop. Le telecamere interne non mostravano nulla perché erano state previamente “congelate” dai malviventi sull’immagine fissa dei corridoi vuoti (il che peraltro era esatto), ecc. ecc.
Quella stessa notte il Caffè autentico aveva sgominato una banda di teppisti neonazisti che avevano fatto irruzione in un centro sociale anarchico durante un concerto Anni ’80 aperto al pubblico. Nel tafferuglio il supereroe aveva rimediato una ferita da schegge di vetro al braccio.
Ma non era questo a metterlo di cattivo umore.
Era il colore della pelle. No, né marrone né nero.
A voler fare i fiscali, Caffè… ah, ma il suo nome all’anagrafe era Dorian. A voler fare i fiscali, Dorian non era un “supereroe” bensì un “mutante”: era soggetto a una malformazione genetica che gli conferiva capacità insolite. Questo lo rendeva per il 10% un eroe e per il 90% un paria. Allevato in orfanotrofio dalle suore, era entrato nei servizi segreti proprio per essere costretto a non mostrarsi apertamente in giro.
Il mattino dopo la sua “doppia” impresa, Dorian si sfogava con la sua tutor, Oyei, nel bunker della polizia.
Ogni tanto vorrei essere un affogato – rimuginava. Non gli mancava un suo amaro senso dell’umorismo.
Oyei gli posò delicatamente le dita sull’avambraccio. – Continuare a farsi il sangue marcio non servirà a molto. Quante volte te lo devo ripetere? – Gli sorrise. Era una tipa graziosa e intelligente. Dorian, che non sopportava i predicozzi e anzi reagiva male, li tollerava solo da lei.
Lui fece spallucce. – Quindi cosa proponi? Che ne sarà di questo supereroe quando sarà lui a tremare dalla testa ai piedi, sbavando e trascinandosi in giro con il bastone? Mi manderete in pensione nell’Area 51? O magari potrei farmi cappuccino e ritirarmi in convento.
Oyei rise, poi gli mollò una pacca militaresca sulla coscia. – Ma appunto perché sei un supereroe! Dopo qualche altro anno di glorioso servizio – gli strizzò l’occhiolino – potrai presentarti ufficialmente al pubblico, che nel frattempo avrà imparato ad amarti. Basterà preparare la rivelazione della tua vera identità con un po’ di anticipo e un po’ di tatto, una bella conferenza stampa e…
Dorian scosse la testa. – Non funzionerà.
Ti dico di sì.
Ti dico di no. Quando si scoprì che a salvare la Durande incagliata era stato Gilliatt, non mi pare che gli abbiano eretto un monumento. L’aspetto di Gilliatt era, letteralmente, “spaventoso”.
Vedo che porti avanti il tuo programma di letture.
Voglio battere Hulk a Trivial Pursuit.
In quel momento bussarono alla porta. – Avanti – fece Oyei.
Entrò il colonnello Dredd. – Una novità curiosa – annunciò. Dorian e Oyei accennarono un saluto militare e fecero la mezza mossa di alzarsi dalla sedia, ma in quell’ambiente “protetto” le formalità erano piuttosto blande. – Dorian, hai appena ricevuto una formale sfida a duello. Lo sfidante, anzi, la sfidante non ha lanciato il guanto ma una mail, eccola. – Gli porse la stampata.
Dorian agguantò il foglio e lo lesse. Sollevò un sopracciglio. – È uno scherzo.
Dredd incassò la testa tra le spalle. – Pare di no. Ha steso in dieci secondi un paio di gorilla della mafia che andavano a riscuotere un credito: abbiamo verificato, abbiamo il video… e ha proclamato al mondo di essere “meglio di te. Ora vieni allo scoperto, ho una gran voglia di misurarmi con te” e via dicendo.
Posso vedere? – chiese Oyei. Dorian le passò il foglio.
La tutor lesse solo la prima riga, e rimase a bocca aperta. – “Latte”! Si chiama Latte?!

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mercoledì 5 ottobre 2016

Hymnsmouth, v. 15

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In the
     Roman-of
                    God

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sabato 1 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - cap. 2


due


Notte. Corridoi interni degli uffici di un’azienda informatica. Luci spente, a eccezione di un paio di torce elettriche.
È la prossima porta – sussurrò il primo ladro.
Okay – fece il secondo. Poi d’un tratto: – Aaah! Caffè!
Il primo si voltò di scatto.
Il secondo indicò sghignazzando la macchinetta del caffè in un angolo del corridoio.
Ma vaffa. Idiota.
Il primo ladro prese una chiave e la infilò nella serratura della porta indicata. – Tu resta qui – intimò al secondo, voltandosi a metà verso di lui.
Il suo compare stava tremando violentemente. Lui gli ringhiò: – Ragazzo, il gioco è bello se dura poco.
N-n-non s-sto s-scherzando, Ionut! M-maledizione!
Il primo ladro, Ionut, assottigliò lo sguardo nelle tenebre del corridoio. Un lieve tremore stava cominciando a pervadere anche il suo sistema nervoso; solo lieve, però.
All’improvviso, senza dire una parola, dal buio emerse Caffè il supereroe. Si lanciò addosso al secondo ladro, abbattendolo con un paio di colpi di karate: così rapidamente che quasi non si videro le sue mosse, si vide solo il ladro che crollava come un sacco sul pavimento. Poi Caffè scattò come una pantera in direzione di Ionut.
E qui ebbe lui una piccola sorpresa perché Ionut, pur tremando leggermente, si era scansato e adesso gli puntava contro una pistola. – I tuoi superpoteri vanno bene per le femminucce – sibilò, digrignando i denti. E fece fuoco.
Caffè schivò il proiettile, fiondò un tallone contro la mano di Ionut, lo disarmò, fece partire un destro.
Colpì l’aria. Mezzo secondo dopo, Ionut gli piazzò una craniata nel plesso solare. Caffè emise un gemito abbastanza percettibile, ma si riprese in fretta, mollando al ladro un uppercut che lo mandò KO.
Caffè si affrettò a legare il due malviventi. Prima di perdere del tutto i sensi, Ionut fece ancora in tempo a mormorare: – Ehi, eroe, ti hanno… degradato a… metronotte?
L’uomo mascherato non rispose. Il suo avversario era solo moderatamente muscoloso ma si era dimostrato un vero osso duro. Doveva avere una forza di volontà assolutamente straordinaria. A meno che non fosse successo qualche intoppo ai superpoteri.
Terminato di immobilizzare i due, Caffè andò di fretta nell’ufficio aperto da Ionut con il duplicato della chiave. Lì da dentro una scrivania prese un palmare che usò per avvertire, non la polizia, ma la security interna.
Esperimento riuscito – disse.
Già, non era il vero Caffè. Era una guardia giurata dell’azienda, a cui era stato messo un costume potenziato da un dispositivo elettronico a “neuro-vibrioni” progettato da quegli stessi laboratori. Intendevano produrre i Caffè in serie; lui era il prototipo. “Il mio nome è Espresso” pensò la guardia giurata, di buon umore.

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