lunedì 5 settembre 2016

Hokusai in formato banzai!


Non è mai troppo tardi per regalarsi il volumone pubblicato cinque anni fa dalle pregevoli edizioni L'ippocampo: Hokusai Manga. Un tomo alto 30 cm, largo 20 e spesso così, quasi senza testo ma interamente zeppo di immagini. Infatti non si tratta di manga nel significato attuale del termine ma "rapidi schizzi" nel senso originario, in cui ci scorre davanti la Vita in tutte le sue sfaccettature, profondamente amata dal maestro giapponese Hokusai (1760-1849) in ogni minimo aspetto:
i paesaggi, i fiori, le montagne e soprattutto la Montagna, gli animali piccoli e grandi della terra dei mari dei fiumi del cielo, le attività artigianali, la toeletta, arti & mestieri, letteratura & tempo libero, le architetture, i ponti, le armi, i draghi, i fantasmi, gli eroi, gli dèi, gli ibridi (geneticamente coerenti, non con i pezzi appiccicati a caso), le geishe, gli emarginati, lo humour, la morte (sempre con discrezione), qualunque oggetto, qualunque penna, qualunque scaglia, qualunque piega del vestito, qualunque flessione dei muscoli, qualunque ciottolo, qualunque effetto d'acqua.

L'assenza di didascalie costringe a esaminare le immagini nei dettagli anziché controllare alla carlona se corrispondano al testo per poi dire "ah sì è vero, quello è un fagiano, ci assomiglia!". Hokusai nella madrepatria era considerato un plebeo perché rappresentava le cose in maniera troppo realistica. La sua arte è il corrispettivo giapponese dei piedi zozzi dei santi del Caravaggio! Agli impressionisti europei invece il "vecchio pazzo per la pittura" piaceva un botto; eppure, ammirando questo volume, viene il sospetto che avessero preso solo l'1% dei suoi tesori.