lunedì 25 luglio 2016

Capolavori fuori dal tempo

sfondo digitale: Selkis

Le fumetterie italiane continuano a essere salutarmente bombardate dalle graphic novel di I. N. J. Culbard tratte dai romanzi / racconti lunghi di H. P. Lovecraft. Dopo la bella versione delle Montagne della follia, quella stupenda del Caso di Charles Dexter Ward e quella un po' deludente della Ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, adesso* ecco L'ombra venuta dal tempo (1934-1935), che con un gioco di parole in inglese è The Shadow Out of Time, ombra tanto "emersa dal" tempo quanto "situata fuori dal" tempo. [*Ma l'opera originale risale al 2013.]

Ed è tra i capolavori sia di Lovecraft che di Culbard. Qui il fumettista americano tocca i vertici del proprio stile, abbinando una narrazione pulita ed essenziale nello stile della "linea chiara" (cfr. Tintin, per intenderci) a immagini di un surrealismo quasi astratto, che fotografa al meglio l'orrore sia cosmico che psicologico dello scrittore di Providence. Orrore--- o meglio spaesamento, le rivoluzioni di Copernico e di Freud portate alle estreme conseguenze. Con decenni di anticipo sul fenomeno delle cosiddette abduction, per non parlare dei loop temporali. Per un geniale paradosso, il protagonista sente frantumarsi la propria identità nel preciso istante in cui la trova affermata, e da se stesso.

Perfetto anche l'equilibrio tra fedeltà al testo e rielaborazione personale. Una chicca presente nel racconto e ripresa nel fumetto: a un certo punto, nella carrellata di personaggi di ogni epoca incontrati dal protagonista compare un guerriero cimmerio. Omaggio di Lovecraft al collega e amico di penna Robert E. Howard, il creatore di Conan, che sarebbe morto tragicamente l'anno dopo, 1936.