giovedì 7 luglio 2016

(As)saggi(ni): Quando in Italia sapevano disegnare


C'era una volta un'Italia, finita attorno agli anni Sessanta, che pullulava di illustratori di genio. Era l'epoca che, semplificando al massimo, si può collocare sull'onda lunga del Simbolismo e del Liberty. Qualche difettuccio c'era anche allora: ad esempio un po' di leziosità, a rivedere quelle opere al giorno d'oggi; oppure un sovraccarico intellettuale di dettagli. Si nota anche una certa omogeneità di stile, per cui accanto ai grandissimi -- De Carolis, Cambellotti, Mussino, ecc. -- si schierava tutta una serie di autori minori dal tratto non diversissimo. In positivo, ciò implica che anche i gregari erano dei maestri.

Poi in Italia arrivò una pretesa "rivoluzione culturale" e, limitandoci all'aspetto artistico, gli effetti sono stati disastrosi fino a oggi, con rare eccezioni. Mentre in altre parti del mondo, p.es. quello anglosassone, continuano vivaddìo a esistere caterve di illustratori strepitosi in tutti i settori, dalle fiabe alla divulgazione scientifica.

Le immagini qui sopra, realizzate nel 1930, sono opera (da sx a dx) di Armando Baldinelli, Attilio Giuliani, Bruno da Osimo, e un'artista-donna deliziosamente minimalista, Fausta Beer (notare gli angeli eterei in alto). Tutte illustrazioni che innalzavano di parecchio il livello qualitativo di uno sdolcinato libro di poesie autoprodotto, segno che l'autore poteva permetterselo. . . oppure sottopagava gli artisti. La terza incisione la si potrebbe riutilizzare come copertina per Il colore dallo spazio di Lovecraft.