lunedì 6 giugno 2016

Cartolina / 2

(Ovidio, Tristia 3.10)

O vi ricordate Ovidio
lì un nudo nome?
Sotto la stella polare
bazzico i barbari
Sarmati e Geti
indegna decadenza!
Il Danubio ci difende
finché fa sole ma
poi viene l’inverno
e sbianca il suolo
e Borea s’abbatte
su genti congelate
cade neve che non
scioglierà il sole
scende senza sosta
durerà due anni,
un vento violento
atterra i torrioni.
S’indossano pelli
che vedi solo i visi
i capelli scricchiolano
le barbe baluginano
il vino vetrifica
si trinca a dadini,
i fiumi si fermano
sono di Lego i laghi
enorme come il Nilo
alla foce favolosa
il Danubio s’indurisce
e serpeggia di sotto
lo si passa a piedi
o volendo a cavallo
prendendolo per un ponte
vi transitano i tori.
Sembrano storielle?
A che pro? Proprio io
ho ammirato l’acqua
scorrere sottovetro
c’ho perfino passeggiato
a suole asciutte
(Leandro, a languire qui
non morivi in mare).
I tursiopi faticano
a ricuperare aria
Borea sibila e spazza
senza ottenere onde
le barche si bloccano
remare? ridicolo
i pesci prigionieri
talvolta da vivi.
E adesso che l’acqua
del fiume e della foce
è ghiaccio granitico
irrompono invasori
sagittari in sella
e travolgono tutto
scappano i contadini
i predoni si pigliano
animali e attrezzi
peculio di poveracci
disperati deportati
lontano dai Lari
ma tanti trafitti
da armi avvelenate,
i rari rimasugli
li si brucia in blocco.
Paci precarissime
immobilizzano le imprese
che sia presente o assente
l’Altro ci atrofizza.
Una visione le viti
e le botti di Barolo
fin la frutta manca
(addio Aconzio!)
praterie senza piante
turisti tanto meno.
Dall’immenso mondo
benvenuti in questo buco.