lunedì 7 marzo 2016

(As)saggi(ni): Campanella traduce Dante in latino

Nel suo trattato di antropologia (IV libro della Teologia) il filosofo Tommaso Campanella, parlando del libero arbitrio, allude a un caso classico: quello dell'"asino di Buridano" che, se si fosse trovato di fronte a due sacchi di biada identici, sarebbe morto di fame nell'indecisione su dove iniziare. Il caso era stato citato anche da Dante nell'incipit del canto 4 del Paradiso:
Intra due cibi distanti e moventi
d'un modo, prima si morrìa di fame
che liber uomo l'un recasse ai denti. . .
Ora, nel riportare l'episodio teorico, Campanella sembra avere nell'orecchio non solo le stesse fonti di Dante, ma proprio il testo del Paradiso, che traduce in latino praticamente alla lettera:
[. . . famelicum] inter cibos duos aequidistantes
et aequimoventes periturum dicunt fame,
antequam eligat alterum.
Dopodiché il filosofo calabrese del Seicento offre la sua arguta soluzione al dilemma dell'asino: "Siccome l'autoconservazione è un bene più importante di ciascuno dei due alimenti, e la si può ottenere con ciascuno dei due, l'affamato ne sceglierebbe subito uno" senza stare lì a farsi troppe pippe mentali.