lunedì 9 novembre 2015

Onore al traduttore: Corrado Pavolini


. . . nonché all'incisore Benito Boccolari, con le sue illustrazioni dense, efficaci, colte ma in maniera non invadente, e senza un filo di leziosità. Perché al mondo non è esistito solo Gustave Doré.

Il testo qui presentato, pubblicato nel 1923, non traduce quello 'ufficiale' di Raspe ma -- ancor meglio, per molti versi -- la versione che nel 1786 lanciò il Barone di Munchausen come un fenomeno immortale, quella di Bürger. Dietro le spacconate del Barone, uno spaccato della società europea di fine Settecento: la guerra tra Russia e Turchia (oops!), l'assedio di Gibilterra, i viaggi di esplorazione, la decadenza dei popoli indigeni 'civilizzati' dagli europei . . .