giovedì 5 novembre 2015

Colpacci: Salvador Dalí, anima d'annata


Scritto per un'improvvisa ispirazione negli anni Trenta, ritrovato negli anni Sessanta e ulteriormente elaborato negli anni Settanta, Il mito tragico dell'Angelus di Millet è il capolavoro letterario di Salvador Dalí, insieme ai 50 Secrets of Magic Craftsmanship (riduttivamente tradotto con "50 segreti magici per dipingere"). Ancora giovane, agli inizi della sua carriera, Dalí è meno autocompiaciuto e più spontaneo di quanto diverrà in seguito. Allo stesso tempo, il focus su un tema specifico gli consente di percorrere in trasversale la propria produzione scegliendo una serie di opere tra le più coerenti -- coerenti tra loro e con il Surrealismo -- e interessanti, sia dipinti che illustrazioni, settore quest'ultimo in cui Dalí è sempre stato un drago. Affascinanti le sue osservazioni su arte, psicologia e scienza. Sul piano autobiografico l'autore non affastella perversioni infantili ma ne riporta solo una, decisiva (qui omessa perché è parecchio spinta). Per il resto, descrive se stesso non come un piccolo genio ma come un bambino qualsiasi a cui la madre leggeva letteratura per l'infanzia; e guardacaso è stato questo a influenzare la sua arte, assieme alle passeggiate nei paeaggi catalani.

Quella nella foto -- Mazzotta, 1978 -- è la prima edizione italiana arricchita, ossia la prima dopo che Dalí aveva aggiunto materiali per l'edizione spagnola, e poi francese. Ben tradotta da Tommaso Trini.