lunedì 26 ottobre 2015

Colpacci: il più bel libro sulla Divina Commedia


Dopo oltre trent'anni di studio, pur con le cautele del caso, ci permettiamo di affermare che il più bel commento mai scritto sulla Divina Commedia è uno sconosciuto saggio di Giovanni Pascoli (sì, quello della cavallina storna) dal titolo La mirabile visione, pubblicato nel 1901, con copertina della star dell'illustrazione liberty del momento, Adolfo De Carolis. La mirabile visione veniva dopo altri due libri su Dante: La Minerva oscura e Sotto il velame, e a sua volta preannunciava un quarto libro. Mai scritto. La delusione di Pascoli per le pernacchie che aveva ricevuto per i suoi studi danteschi lo aveva demoralizzato.

Se le chiavi di letture controcorrente adottate da Pascoli, basandosi su un'immensa conoscenza della cultura medievale, fossero entrate in circolo, oggi non saremmo più oppressi dalle solite manfrine romantiche su Francesca da Rimini, il conte Ugolino, ecc. Il che non significa che le sue ipotesi siano tutte condivisibili. Ad esempio, Pascoli era convinto che Dante avesse cominciato a scrivere la Commedia solo nel 1313, mentre scoperte più recenti rivelano che almeno parte dell'Inferno era nota fin dal 1307. Ma proprio questo rende affascinante il libro: un grande laboratorio in divenire, che rimette in discussione tutto e ri-arrangia il tutto in maniera diversa.

P.S. Anche se alcune idee qui espresse ricalcano le Chiose (chiavi di lettura) di Jacopo Alighieri, figlio di Dante, Pascoli non lo cita mai. Eppure cita suo fratello Pietro, autore anche lui di un commento all'opera del padre. Strano.