domenica 13 settembre 2015

La Lupadraga e Clory 2, 81-105

Tornate nella tana   sotto il fiume,
la Lupa si allungò   in un luogo riparato
e diede dolcemente,   delicatamente
al mondo la madre   umana che ospitava.
Clory si concesse   qualche istante
di pigro piacere   nella placenta,
poi si pose   in piedi nella grotta.
Ovunque, un'overdose   di oro, platino,
argento, acciaio,   adamantium, corallo.
«Così, capisci   cosa cercano da me?»
disse la draghessa.   La donna era basita.
«Guarda. Laggiù   giace uno specchio».
Spinta da chissà quale   presentimento,
Clory si accostò   e colse l'oggetto.
Si specchiò.   Le sfuggì un grido... e lo specchio.
La sua faccia, trasformata.   Fresca, bellissima.
La ex-strega si mise   a singhiozzare.
«Smettila, sciocchina»   scherzò la Lupadraga.
«Se sposti lo sguardo,   scorgerai
l'armatura che avevi   all'inizio».
Appoggiata alla parete,   era proprio quella,
ali angeliche   e maschera da strix,
ma completamente candida,   decorata d'oro.
Sopra i sandaletti   splendeva la spada.

3. Intanto (...)