domenica 5 luglio 2015

La Lupadraga e Clory 1, 35-58

La Lupadraga lesse   nei lineamenti
sfigurati della strega   la solitudine
di chi è costretto   a una carriera odiosa,
a fare sesso spegnendo   il pulsante della luce.
«Sicura sicura?»   sussurrò ancora.
Il serpente solare era   così chiamato
in quanto si credeva   che quella sfera
splendente appallottolata   precipitata
nel fiume -- la favola   di Fetonte --
fosse effettivamente   la fantastica biscia.
«Basterei ad abbatterti?»   balbettò Clory.
«Puah! Però   ci proveresti?» rispose.
«Sono pagata per   portare a termine
la missione di ammazzare   il mostro
che infesta le infrastrutture   di iCity.
Se non lo farò, se fallirò,   mi faranno
la caratura del cervello   per convincermi
che il cosmo cominciò   pochi miliardi
di anni fa, e un fascio   di fotoni
non muore mai   di morte naturale,
e Dio ha detto   di distribuire sorrisi e. . .»
«Me? Me chiamate   mostro?» rise
la draghessa digrignando   i denti purpurei.
La sterminatrice estrasse   la spada. Colpì.

2. Buio (...)