giovedì 11 gennaio 2018

London... MOLTO prima della Brexit


L'eroismo primordiale di Tarzan è stato preceduto di qualche anno da un racconto poco noto di Jack London, Before Adam, del 1906. Qui il protagonista ha sogni ricorrenti, in qualche modo geneticamente indotti, in cui rivive la storia di un suo lontanissimo antenato semi-scimmiesco, Big Tooth, alle prese con la dura lotta per la sopravvivenza, oltre all'amore per la bella Swift One, "Rapida" (raffigurata qui sopra).

La magnifica versione a fumetti di Giacomo Nanni semplifica la storia andando all'essenziale, come è normale in quasi ogni fumetto tratto da un libro. Ma soprattutto introduce alcune varianti a livello di montaggio, p.es. come scena iniziale viene mostrato l'episodio in cui Big Tooth, ancora bambino, precipita a terra durante una fuga tra gli alberi in groppa alla madre. Scena che dà il tono a tutta l'interpretazione di Prima di Adamo da parte di Nanni, molto meno eroica che in London, anzi con un forte senso di precarietà esistenziale. Tant'è che il ragazzo del XX secolo, nonostante il disagio psichico e sociale causato dai sogni, viene trascurato dai suoi giovani genitori che preferiscono passare il tempo a fare sesso. Il finale del fumetto, poi, è completamente diverso rispetto al testo di London; richiama un po' il racconto Il fabbro di se stesso di Primo Levi, ma non spoileriamo.

Come sempre, la fonte di approvvigionamento per questi capolavori sconosciuti dei grandi autori è la libreria Mannaggia di Perugia.

mercoledì 10 gennaio 2018

Cronache familiari, fantascienza inclusa


Blade Runner 1971: Il prequel è il titolo della versione italiana di Conversations with Philip K. Dick (info) di Tessa B. Dick, in uscita per le edizioni Il Terebinto (sito). Com'era nella vita privata l'autore della Svastica sul sole e di Ubik, e dei racconti da cui sono stati tratti i film Blade Runner, Total Recall, Minority Report? Dai diari della sua ex moglie, scene di ménage domestico si alternano a salotti letterari ed eventi paranormali, o almeno "non normali". Ad esempio, la shoccante e inspiegata devastazione della casa nel 1971 (chi stava cercando cosa?). Oppure la misteriosa se non miracolosa guarigione del figlio Christopher (nella foto), che fu tra gli eventi che ispirarono a Philip Dick la trilogia di VALIS (Valis, Divina invasione e Radio libera Albemuth -- non La trasmigrazione di Timothy Archer come nelle antologie standard) e la monumentale Esegesi.

Insomma, la vita stessa dello scrittore e di sua moglie assomigliava a un romanzo, ed era la prima fonte di ispirazione dei romanzi. Conversations / Blade Runner 1971 è un libro asciutto, senza fronzoli, e allo stesso tempo tenero, poetico, sorprendente. Perché le cose più importanti della vita sono quelle che non si vedono. . . o quelle che molti non vedono, ma qualcuno sì.

lunedì 8 gennaio 2018

Diario di un correttore di bozze: 8 gennaio 2018

Il 13 gennaio le reliquie dei veggenti di Fatima saranno all'ospedale di Terni
Embeh, ma ormai sono morti...

Dante rivisto e corretto da Tessa Dick (moglie di Philip)

info e shop: qui

L'universo non è solo fatto di spaziotempo, ma anche di memoria -- con tutte le conseguenze. Ed è un viaggio creativo nella memoria The Darkening of the Light (L'oscurarsi della luce) di Tessa Dick, l'ultima moglie di Philip Dick, quella che probabilmente gli è rimasta più affezionata. In particolare tanti eventi, esperienze, visioni, allucinazioni, le si chiami come si vuole, che hanno caratterizzato l'ultima fase dell'esistenza del celebre scrittore di fantascienza qui ritornano rimixati, trasformandosi nelle pedine di un Grande Gioco che coinvolge terrestri ed extraterrestri, sogno e veglia, fantasie e realtà quotidiana, illusione e sentimento. Dov'è il confine tra le coppie di elementi? Non esiste, il mondo viene continuamente "impastato" con tutte queste cose. E il grandioso scopo qual è? Insegnare a una coppia sposata a ritrovare l'amore.

Tra le numerose fonti del romanzo (la Bibbia, il Pilgrim's Progress di John Bunyan, Alien, il Venom della Marvel Comics, la mitologia scandinava, le dottrine gnostiche...), per il lettore italiano è particolarmente gustoso trovare massicce citazioni dalla Divina Commedia, e non solo l'inflazionato inferno ma anche il purgatorio. (E il paradiso? Beato chi ci va). Tessa Dick ha il "coraggio" di riproporre il cammino di Dante come autentico percorso non letterario ma religioso, di purificazione, di conversione personale. Allo stesso tempo varia e contamina le scene dantesche con elementi sorprendenti: nel ruolo di Virgilio troviamo un predicatore afroamericano, i gironi infernali vengono creati per sbaglio in un luna park dell'orrore i cui computer sono stati manomessi dagli alieni, le pene della montagna del purgatorio presentano alcune varianti rispetto alla Divina Commedia, ecc. ecc. Dietro l'apparente scherzo, però, scende in profondità lo scandaglio nella psicologia e nella società umana. Non senza humour, spesso amaro.

mercoledì 3 gennaio 2018

Giovanni Pascoli svela il segreto di Dante


È pensabile un sequel della Divina Commedia? E se sì, chi sarebbe il candidato ideale per scriverlo? Il candidato non è solo ideale ma reale: Giovanni Pascoli, proprio lui, quello della cavallina storna. Infatti la cosa più "fantascientifica" in questo romanzo di fantascienza è la piatta cronaca: tutti i testi di Pascoli citati sono autentici, e delineano i possibili sviluppi futuri del poema dantesco. Ma poi c'è la parte di fiction, una storia sperimentale con rimandi che vanno da Ariosto alla Storia infinita di Michael Ende a It di Stephen King.

Il libro può essere acquistato
direttamente dall'editore Il Terebinto
oppure su Amazon (sia cartaceo sia Kindle)
o su iBS (sia cartaceo sia ePub)

Buona lettura e buon 2018 a tutti!

lunedì 18 dicembre 2017

Le idee nel cassetto di Lovecraft


Riecco Lovecraft tra i piccoli tesori sepolti dei grandi autori, settore in cui è specializzata la libreria Mannaggia di Perugia. Stavolta è sbucata la Biografia di uno scrittore da quattro soldi (ed. Mattioli 1885, Fidenza 2013, pagg. 80, euro 8.90), che include tre schede autobiografiche compilate -- con una buona dose di ironia -- su richiesta di alcuni editori, più i suoi consigli su come scrivere un racconto o un romanzo, e infine e soprattutto i Taccuini 1919-1935 in cui raccolse 221 spunti tratti da letture, sogni, aneddoti quotidiani, ecc. Gran parte delle idee migliori, per fortuna, sono poi confluite nelle sue opere, note e meno note. Qua e là compare qualche sconcertante banalità, del tipo:
16. Il morto che cammina: sembra vivo, ma...
79. Innominabile segreto nella cripta di un antico castello, scoperto da un inquilino.

Qualche insolita ispirazione è rimasta inutilizzata, come:
68. Un assassinio. Corpo ritrovato da un detective psichico che finge di vedere attraverso i muri della stanza e lavora sulla paura del colpevole.
128. Un uomo, a causa di un processo bizzarro, percorre a ritroso il cammino dell'evoluzione e diventa anfibio. Il dottore insiste che l'anfibio dal quale l'uomo discende sia ignoto alla paleontologia; per provarlo, conduce - o racconta - un bizzarro esperimento.
133. Un uomo ha un gemello siamese, un piccolo essere in miniatura attaccato al suo corpo. Si guadagna da vivere in un circo. Il gemello viene separato chirurgicamente e, scomparso, comincia a compiere atti orribili come se avesse una propria maligna vita.

A volte il riassuntino ha già il potere evocativo di una storia completa. Da un rapido calcolo, i testi in cui HPL ha riversato il numero maggiore di idee risultano Il colore venuto dallo spazio, Colui che sussurrava nelle tenebre, Innsmouth e L'ombra fuori dal tempo. Freudianamente notevole il rapporto psicologico con il padre, ricoverato per demenza quando Lovecraft era bambino, lasciandogli in eredità il terrore di fare la stessa fine. Si parla infatti di un padre vampiro (n. 105) e di un padre creduto morto, ma che sta per tornare (n. 167). Altrettanto rilevante il fatto che le ultime parole del Taccuino siano "possibile scambio di personalità". Ma, per concludere, la rivelazione:
174. La migrazione dei lemming verso Atlantide.

mercoledì 6 dicembre 2017

Donne che ne sanno una in più del diavolo


I Diavoli. Hobbies, curiosità, nevrosi e avventure dei diavoli della Terra e di altre Galassie, testi di Paola Brengola e Vittoria Calvani, illustrazioni di Maria Teresa Chidichimo e Sandra Marziali, Sonzogno, 1980. Un delizioso volume vintage, di grande formato, che un certo libraio (questo) ha messo in vetrina, sicuro che per Natale qualcuno non se lo sarebbe lasciato scappare... e infatti :-)

Il libro ripercorre le religioni e il folklore del mondo, aggiornando il tutto alle acquisizioni moderne: il serpente che tentò Adamo ed Eva era 'in realtà' un dinosauro; tra i dignitari dell'inferno compare Adramelech, addetto al guardaroba del sovrano, il quale a sua volta ha l'hobby di collezionare pipe; Loki soffriva di malesseri psicosomatici; i "ponti del diavolo" si riconoscono perché sono stati costruiti in una sola notte, sono sottili come lame di pugnale e stretti come il capello di un gigante; le stelle cadenti sono frecce scagliate dagli angeli per scacciare i Ginn che origliavano alle porte del paradiso; per evitare che i lupi mannari bevano il sangue dei loro bambini, ad Haiti le donne incinte lo rendono amaro con caffè mischiato a tre gocce di petrolio e poi fanno il bagno nell'aglio tritato... E gli Ufo? Sono le pedine mosse da Satana sullo schema dell'universo per il suo War Game.

In clima con le attuali atmosfere natalizie, in una grande illustrazione a doppia pagina arrivano anche i Re Magi. Le quattro autrici ri-raccontano così, in modo 'scientifico' e ammiccante, la storia del diavolo dalla nascita (15 miliardi di anni fa, nel giorno del Big Bang) alla grande battaglia cosmica finale (il fatidico giorno "ics"). L'ultima scena raffigurata sembra una profezia dell'11 Settembre. Magnifiche le illustrazioni, con il fascino di quei decenni fa: solenni e allo stesso tempo ironiche, sempre eseguite con compostezza anche nei cenni alla sessualità, accurate nei dettagli ma senza diventare troppo rifinite e fredde, anzi rese gradevoli dai toni caldi.

venerdì 24 novembre 2017

(As)saggi(ni): E ho trovato l'invasor! O bella ciao


Torna disponibile in libreria, con la nuova copertina cartonata, L'Eternauta - Il ritorno. "Uno dei" sequel di uno dei più grandi classici del fumetto argentino e mondiale. Dopo il recente e deludente sequel L'ultimo Eternauta, opera di un altro sceneggiatore, è un piacere avere sott'occhio la seconda classica avventura di Juan Salvo firmata da Héctor Germán Oesterheld. Un piacere sì, ma mischiato alle lacrime, perché quando Oesterheld scriveva questa storia nel 1976, le sue figlie erano già state sequestrate e ammazzate dagli squadroni della morte. Francisco Solano López dovette terminare di disegnare le tavole dall'esilio in Spagna, mentre Oesterheld era "scomparso" a sua volta, e il disegnatore sapeva in cuor suo che non lo avrebbe mai più rivisto. Molti autori vengono definiti "coraggiosi", ma quanti di loro hanno passato quello che ha passato Oesterherld? -- La rivista Skorpio, che pubblicava la storia a puntate, dal canto suo aggiunse la beffa all'omertà, facendo finta di niente e addirittura suggerendo di realizzare una terza serie...

L'Eternauta - Il ritorno è forse meno idealmente perfetto del primo, con buchi narrativi qua e là, e qualche occasione mancata. In compenso Juan Salvo si trasforma non solo in un leader guerrigliero, ma in un mutante, anzi un "alieno" alla pari dei misteriosi invasori. Meno sobrio del solito, qui Oesterheld si lancia in una serie di omaggi all'avventura di ogni tipo, da H. G. Wells a Flash Gordon a Sandokan, dai supereroi fino ad atmosfere alla Mad Max, e magari Lovecraft. . . ma è uno spettacolo pirotecnico che serve ad alleviare la rabbia, il dolore, il sangue, che sono il sottofondo costante. Anche se alla fine il bene trionfa (la guerriglia del XXIII secolo impedisce a posteriori l'attacco extraterrestre del 1963, che Juan Salvo ci aveva raccontato fin dal 1959), la morte in realtà connota tutto, il paesaggio, gli esseri viventi, la tecnologia.

Lo stile grafico di Solano, rispetto al primo Eternauta vent'anni prima, è più maturo, più cinematografico, più cupo. Uno stile variegato, capace di suggerire allucinazioni oppure fotografare un mondo dove nel giro di soli 200 anni il clima cambia, gli animali subiscono un'evoluzione non fisica ma psichica, e l'umanità è tornata alle caverne. Oesterheld in persona interviene dentro la storia come una specie di attempato Sancho Panza a fianco dell'eroe. Si innamora di una ragazzina delle caverne, discinta e già fidanzata con un coetaneo. Quasi uccide a colpi di mitra Favalli, uno dei grandi protagonisti del primo Eternauta. Forse erano questi i sogni proibiti di Oesterheld, prima di rimaterializzarsi a Buenos Aires nel 1976 e andare incontro al suo destino come Ettore nell'Iliade.

giovedì 23 novembre 2017

Galeotto fu il pianeta

Traduzione personale della seconda parte del poemetto Al-Aaraaf di Poe, recitata stasera nell'ambito degli incontri letterari organizzati dalla libreria Mannaggia di Perugia (sito). Gli altri due testi, letti e presentati dal libraio scrittore Carlo Sperduti, erano i racconti Il cuore rivelatore e La sfinge. Al-Aaraaf è l'equivalente musulmano del purgatorio, ma situato su un altro pianeta; Poe lo identifica con l'asteroide che colpisce e distrugge la Terra. Ma proprio in quel momento scocca la scintilla dell'amore tra un'aliena e un umano. . .


Edgar A. Poe, Al-Aaraaf


Parte 2



Alto su un monte dal capo di smalto
come pastore sonnacchioso che sul letto
di immensa pastura giace a bellʼagio e
alzando la palpebra pesante, scatta a vedere
(mormorando molti “Dio mi perdoni!”)
la luna che se ne sta quadrata in cielo…
monte dal capo di rosa che torreggiando lassù
nellʼetere lucente ha catturato il raggio
di Soli al tramonto – nel cuor della notte
quando Diana danzava con Luce, bello straniero –
lassù a quellʼaltezza sorse un ammasso
di colonne maestose, ma lievi sullʼaria,
scoccando da marmo pario un doppio sorriso
giù giù e giù verso le onde scintillanti
e in sé cullando la giovane montagna.
Il pavimento: di stelle sciolte, cadenti
per lʼaria ebano, che inargentano il drappo
del proprio dissolversi durante la morte
adornando così le contrade del cielo.
Cupola: opera celeste di luce intrecciata
posata calma sulle colonne, una corona –
là una tonda finestra di un diamante solo
guardava in su nella luce violetta; raggi
da Dio picchiavano sulla meteorica catena
riconsacrando due volte tutto il Bello
tranne se tra lʼEmpireo e quellʼanello
uno spirito anelante batteva nere ali.
Ma dalle colonne, occhi serafici hanno scorto
il mondo in penombra. Quel grigio-verde
che Natura predilige a sepolcro del Bello
abitava i cornicioni, girava gli architravi
e ogni Cherubino scolpito lassù, che
occhieggiava dalla sua casa di marmo
pareva di terra allʼombra della nicchia –
statue achee in quel tesoro di mondo?
Fregi come da Palmira e da Persepoli,
da Baalbek, dallʼabisso chiaro e pacato
di Gomorra la bella. Ah, adesso lʼonda
ti ha sommerso – salvatrice in ritardo!

Ama, il suono, far festa nella notte estiva:
confronta il sussurro del grigio crepuscolo
che là nellʼIraq sorprendeva lʼudito
di tanti guardastelle tanto tempo fa
e sempre sorprende lʼudito di colui
che medita fissando in lontananza
e vede il buio approssimarsi come nubi –
forma e voce concretissime e forti, no?

E questo cosʼè? Ecco che viene e reca
con sé musica – delle ali il trambusto –
pausa, poi in picchiata un gran sibilo
e lei, Nesace, era tornata alle sue stanze.
La furia di una fretta lasciva le rese
rosse le guance, dischiuse le labbra,
il cinto attorno al vitino di vespa
spezzato per il palpito del cuore.
Al centro della hall, a riprendere fiato
stette ferma, ansimò poi, e fece “Zanthe!”:
la luce fatata che le bacia la chioma dʼoro
e vorrebbe smetterla ma non ha scelta.
Fiorellini sussurravano melodiosamente
a fiori felici, quella notte, da tre a tre;
emettevano musica le fonti abbassandosi
su cespugli lucidi di stelle, valli di luna.
Ma la quiete calò sulle cose materiali
(bei fiori, cascate lucenti, ali di angeli),
solo il suono sgorgato dallo spirito diede
peso allʼincantesimo della fanciulla:

“Sotto la campanula, stella filante
o bouquet campestre a mazzi
che da chi sogna tiene
discosti i raggi di luna –
Esseri di luce! Voi meditanti
con occhi semichiusi
sulle stelle che lo stupor vostro
ha tratto giù dai cieli
facendole scrutare nellʼombra
e scendere sul vostro ciglio
come occhi di fanciulla
che ora vi invoca…
destatevi dai sogni da
quei pergolati purpurei!
Vi chiama il compito di
queste ore lucenti di stelle.
Scuotetevi dalle trecce
caricate di rugiada
lʼalito dolce di quei baci
che troppo impacciano
(ma come, senza Amore
alleluierebbero gli angeli?)
quei baci di amor vero
la vostra ninna-nanna.
Su! Scuotete dalle ali
ogni impedimento:
la rugiada della notte
vi abbasserebbe il volo,
e le carezze dellʼaffetto
lasciatele in disparte!
Sono luce alle trecce, sì
ma piombo sul cuore.

Ligeia! Ligeia!
O bellissima mia
la cui rigida idea si
scioglie in melodia
oh! È volontà tua
rigirarti nella brezza?
O più capricciosa
come albatros solitario
che incombe sulla notte
(come lei sullʼatmosfera)
piacevolmente presiedere
allʼarmonia di lì?

Ligeia! Là, ovunque
lʼimmagine tua sia
mai magia separerà
la tua musica e te.
Molti occhi hai legato
in sonno sognante…
ma si riaccendono le forze
che tu tieni a bada!
Il fruscio della pioggia
che salta giù sul fiore
e danza e ridanza
al ritmo degli scrosci,
il sussurro che sorge
dallʼerba che cresce sono
delle cose la melodia –
schematiche, purtroppo…
Allora via, carissima
accorri di gran carriera
a trasparenti sorgenti
sotto le luci di luna,
al solitario lago sorridente
nel suo sonno profondo
alle tante isole siderali
che gli fregiano il petto:
là dove fiori rampicanti
hanno intrecciato le ombre,
ai suoi margini dormono
fanciulle a profusione
alcune lasciando fresche radure
si sono appisolate con lʼape.
Risvegliale, ragazza mia
su maggesi e brughiere
vaʼ! Soffiagli sul sonno
piano piano allʼorecchio:
la tua armonia musicale è
ciò che sognan di sentire –
che cosa mai sveglierà
altrettanto un angelo
che ha preso il sonno
sotto la gelida luna
quanto la malìa che nessun
sogno di strega può testare:
la ritmica armonia
che già lo cullò?”

Alati spiriti, angeli al vederli, mille
Serafini attraversarono lʼEmpireo,
sogni recenti ne accompagnavano il volo;
Serafini in tutto fuorché Gnosi, luce tagliente
che cadde rifratta entro i tuoi territori
o Morte, via da Dio, fin su quella stella –
dolce fu lʼerrore, più dolce la morte
dolce fu lʼerrore: anche a noi il respiro della
Scienza appanna lo specchio di gioia
tra cui annovererei Simùn il distruttore
perché che beneficio (a loro) darebbe sapere
“verità equivale a menzogna”, paradiso a inferno?
Dolce la loro morte – fu per loro succosa
dellʼestasi estrema di unʼesistenza piena:
oltre quella morte, immortalità nessuna
ma sonno che medita e non è lʼ“essere”.
E là, ah potesse abitare il mio spirito esausto
distinto dallʼeternità del cielo, distantissimo dallʼinferno!

Che spirito colpevole, in quale oscuro cespuglio
non udì il richiamo urgente di quellʼinno?
Due! Due che caddero perché non si dà grazia
a chi non ascolta, assordato dal proprio cuore.
Un femminile angelo e il suo serafico amante.
Oh dovʼera (chiedetelo pure al vasto universo)
dove Amore il cieco, contrapposto al Dovere?
Amore senza scorta cadde “gemente e piangente”.

Lui era uno spirito di riguardo, lui che cadde:
pellegrino presso pozzi ammantati di muschio
ispettore delle luci che scintillano lassù
sognatore sotto la luna, accanto al suo amore.
Strano non è, ché ogni stella è come un occhio
che accarezza collo sguardo i capelli alla Bellezza;
e loro e ogni muscosa sorgente erano sacri
a questo cuore arso dʼamore e malinconico.
La Notte (notte a lui infausta) aveva scoperto
lʼadolescente Angelo presso un precipizio –
come scarabeo ella scorreva il cielo solenne
guardando storto i mondi stellati là sotto.
Lui qui stava con la sua bella, gli occhi scuri
come dʼaquila attraverso il firmamento;
a volte ammira lei invece, ma perfino allora
lʼocchio tremando gli scivola là verso la TERRA.

“Ianthe, tesoro, guarda, che fievole raggio!
È delizioso inviare il nostro sguardo lontano.
Lei, la Terra, non era così nel quasi-autunno
che lasciai i suoi begli atri, né piansi la partenza.
Quel giorno… quel giorno… chiaro ricordo,
il sole lampeggiava su Lemno ammaliando
gli arabeschi scolpiti di un salone color oro
dove sedevo. E poi là sugli arazzi alle pareti
e sugli occhi miei… che luce insopportabile!
Come pesò su di essi seppellendoli nel buio!
Essi che prima su fiori e brume e amore scorrevano
in Gulistan in compagnia del Saadi persiano
ma… che splendore! Mi assopii. E la Morte
sʼinsinuò nei miei sensi su quellʼisola bella
così delicatamente che nemmeno un capello
si risvegliò – né si accorse della sua presenza.

Lʼultimo posto sulla Terra dove passeggiai
fu il tempio superbo denominato Partenone:
più bellezza adornava le sue pareti colonnate
perfino di quella del tuo luminescente seno,
e quando lʼAntico, il Tempo, mi disincantò le ali
allora spiccai il volo come da un torrione lʼaquila
e anni mi lasciai indietro nellʼarco di unʼora.
E mentre pendevo sopra i suoi aerei confini
metà del giardino del globo venne scagliato
srotolandosi come mappa verso i miei occhi –
e con esso le disabitate città del deserto!
Ianthe, e in quellʼistante la bellezza mi assalì
e quasi mi augurai di essere uomo ancora”.

“Angelo mio! Ma perché ancora essere dei loro?
Una più splendida dimora è qui per te ora
e prati più verdi di quelli del tuo ex mondo
e amorevolezza di donna – e appassionato amore”.

“Ascolta però, Ianthe. Quando lʼaria cedevole
finì mentre lʼalato mio spirito balzava in alto
forse avevo il cervello confuso ma… il mondo
che avevo salutato era sprofondato nel caos,
spostato dal punto del cosmo, disperso al vento
e roteava infiammato attraverso il vuoto.
Forse, dolcezza mia, proprio lì terminò il volo
e precipitai – non rapidamente come prima
bensì con moto tremolante verso il basso
tra raggi color ottone, fino a questa stella dʼoro.
Non lungo il computo del mio tempo di caduta
perché tua era la stella più prossima alla nostra,
tremenda stella che arrivò in una notte festosa,
Dedalione rosso contro la timida Terra”.

“Noi venimmo alla tua Terra, né ci è permesso
di contraddire lʼordine della nostra Signora:
noi venimmo, amore, attorno – sopra – sotto –
lucciola allegra della notte si va e si viene
né domandiamo altro che il cenno angelico
che lei concede a noi come con lei fa Dio…
Oh Angelo, il Tempo canuto mai dispiegò
lʼala fatata su un mondo più fatato del tuo!
Pallido il suo disco, occhi dʼangelo soltanto
distinguevano il suo spettro nel vasto cielo
quando Al-Aaraaf capì che il suo corso
puntava dritto lì sopra il mare di stelle…
e quando la vostra gloria si mostrò nel cosmo
come il lucente seno della Bellezza allʼuomo
sostammo al cospetto della civiltà degli umani.
E la tua stella tremolò proprio come Bellezza fa”.

Così discorrendo gli amanti fecero trascorrere
la notte che calò e calò e non generò il giorno.
Caddero: ché il Cielo non concede speranze
a chi si rende sordo per il pulsare del cuore.

mercoledì 22 novembre 2017

La via della seta letteraria



La città in riva al mare coinvolta in questa Romance (titolo originale) è francese con architetture nordiche; non a caso l'autore, BlexBolex all'anagrafe Bernard Granger, è nativo delle Fiandre e vive in Germania. Una storia tutta raccontata per immagini, sfruttando in modo quasi miracoloso le possibilità della serigrafia. Un film muto con didascalie decorative, poetiche, magari ironiche. Non manca qualche omaggio all'Italia, come le ali del drago riprese da un quadro di Paolo Uccello, e i briganti che sono il Gatto e la Volpe. Il Cattivo, mascherato sotto falsi colori, è un cardinale con baffetti e pizzetto -- "il" cattivo per eccellenza della letteratura francese: Richelieu!

Sottotrame e rimandi interni sottili come fili di seta. Nelle grandi linee, tutto si svolge nell'arco di una settimana. In una moderna società multietnica sbucano chissacome elementi ottocenteschi: una mongolfiera, una locomotiva a vapore, una carrozza trainata da cavalli... E qui, a scatenare un finimondo che capovolge letteralmente le cose è una Strega, longa manus del Cattivo. Case distrutte, roghi, cadaveri, degrado, abbandono. Contro la strega viene organizzata una spedizione militare delle proporzioni del D-Day. Tutto inutile. L'unico arrestato sarà un innocente violinista sconosciuto. A sconfiggere i malvagi sarà proprio lo Sconosciuto, evaso grazie al caos, seguendo le indicazioni di una mappa magica ( = che prevede il futuro, e segue una geografia non umana) e armato di una... fune. Ma anche questo non basterebbe se la Regina all'ultimo minuto non avesse i "riflessi pronti". I due poi si sposano e vanno ad abitare nella casa della prima vignetta, e si presume che avranno un figlio, cioè il bambino da cui tutto era partito.

lunedì 20 novembre 2017

Un amico onora un amico scomparso

Mack Hassler
Polpo dormiente

     Battaglia di animali fantastici
     Leonardo da Vinci, disegno

Il sogno non poté mai ricordarlo
nei dettagli. Gli appunti divennero
tentacoli per cogliere, per tastare
nel buio incombente. Sapeva o
gli era stato detto che tale mare
racchiudeva i figli, che avrebbe
ricondotto al suolo. Sapeva altresì
che quella terra era a lui fine, telos:
lì braccia in cancrena, infine fossili.

Tastò il passato, si gingillò con idee
di una progenie tanto intelligente
ed evoluta da essere dispensata dal
bisogno di braccia, capace anzi di
ogni cosa abbrancare. Per ora però
tutto stava nel dar giù di filato.
E lui filò filò, agli amici pensando
caduti; e come cantare un altro
canto strozzato; si addormentò così.



Octopus Sleeping

      “A Fight between Imaginary Animals”
                Leonardo da Vinci, late 15th century

He never could recall the dream
Exactly. So his notes became
The tentacles to reach, to touch
Across the haunting dark. He knew
Or had been told this sea
Contained the children that
Would lead to land. He also knew
That land would be his end, his telos,
Where the arms would rot and fossilize.


He touched the past and toyed news
Of progeny to come so smart,
So evolved, that they would not
Need the arms to reach but rather
Gather all at once. For now,
However, spinning was the game.
So he spun and thought of fallen
Friends and how to sing another
Gurgling song and, finally, slept.


venerdì 17 novembre 2017

PKD

Il primo a parlarti
della sci-fi di Philip
Dick fu il direttore
di un mensile ora morto
e rivelò di VALIS
Diventi venti anni dopo
il mentore delle memorie
della sua quinta sposa
madre del miracolato
figlio-fenomeno
al dire di Dick, della
veronica VALIS

mercoledì 15 novembre 2017

SINDROMI /// 12


Zingari  Vogliono vivere in uno spazio che purtroppo non esiste più: la "terra di nessuno".

Immigrazione  La feroce guerra tra illusi e disillusi.

Unione europea  Ha radici cristiane: è basata sui soldi.

Defecazione  Kit portatile per osservare l'entropia.

lunedì 13 novembre 2017

Il Dante che non ha fatto il Risorgimento


Dante com'è interpretato dagli autori che si trovano al di fuori della cerchia ideologica risorgimentale, o perché sono vissuti prima o perché sono vissuti altrove. Una carrellata di letture dantesche che va da Jacopo Alighieri (il figlio) ai poeti rinascimentali italiani, alla letteratura anglosassone (Inghilterra e Stati Uniti), all'America Latina (Borges), al Giappone (Go Nagai).

Ciliegina sulla torta, una cosa che non ti insegnano a scuola: dove si trovano, nella Divina Commedia, fate, elfi, vampiri, lupi mannari? La risposta nel libro Dante era uno scrittore fantasy > vai

venerdì 10 novembre 2017

'600

Bizzarra bellissima
lʼepoca in cui un medico
di Preci si precipitava
nellʼeretica Inghilterra
Elizabeth a ristabilir
in cui calcolando
traiettorie aristoteliche
e pesando a spanna
Harvey avrebbe visto
che il sangue è sostanza
che corre e non consuma
tipo i planetari dii

mercoledì 8 novembre 2017

SINDROMI /// 11


Salute  Forma di rispetto nei confronti della morte.

Italia  Repubblica fondata sul lavoro delle generazioni precedenti.

Animali  Costretti a respirare i prodotti di scarto delle piante.

Primo Levi  Lo ha ucciso il male della banalità.

Tenia  Dimostrazione che anche nell'intestino c'è qualcosa di buono.

lunedì 6 novembre 2017

Colpacci: Riaperto il processo a Dante


Arezzo, 16 aprile 1966: un pool di qualificati magistrati riapre il fascicolo delle condanne inflitte a Dante per verificare la regolarità delle procedure e l'effettiva consistenza dell'accusa. Nei documenti del 1302 e 1315, al poeta e politico fiorentino vengono contestati reati quali corruzione, peculato, concussione, cospirazione ai danni dello Stato, e pure contumacia, perché non si presentò in tribunale. Sei secoli e mezzo dopo, nella basilica di San Francesco ad Arezzo -- quella con gli affreschi di Piero della Francesca -- intervengono i testimoni, l'accusa, la difesa. Il verdetto? I capi di accusa erano volutamente generici, senza nessun appoggio se non le dicerie raccolte chissà come. E per di più le procedure furono attuate in maniera irregolare perfino nell'ambito del Diritto fiorentino medievale, che era molto meno garantista dell'attuale Codice. Un chiaro esempio di "processo politico". Dante Alighieri viene dichiarato innocente all'unanimità.

Negli atti processuali del 1966 vengono ricostruite non solo le traversie giudiziarie dell'Alighieri, ma anche quelle biografiche e intellettuali. Una questione però viene trascurata: perché Dante, del clan dei guelfi bianchi, venne fatto sposare con Gemma Donati, parente del leader dei guelfi neri? Fu un tentativo di pax mafiosa? Ma se il poeta era così bene ammanicato, perché poi venne trattato in quel modo? Aveva "sgarrato"? Come, quando?

Questo prezioso volume è arrivato in dono, tanto più gradito in quanto inaspettato, da un conoscente il cui zio monsignore lo aveva ricevuto con dedica, a sua volta, dal pubblico ministero che fece la requisitoria dell'accusa.

venerdì 3 novembre 2017

Franco

Compare come
un barbiere balzano
però il fisico forte
seppure piccolo
lʼetà indeterminata
la barbetta bianca
lo sguardo adolescente
Però raccoglie radici
scolpisce canne, fa
sculture serpentine
scettri da re elfi

giovedì 2 novembre 2017

(As)saggi(ni): Il Maestro di color che rubano

L'isola dei Beati (by ilTM + Selkis)

Hanno rubato tutti da lui: di riffa o di raffa, dal Medioevo con le avventure di Sindibad (o Sinbad) il Marinaio e Dante, fino a Ludovico Ariosto, a Giovan Battista Marino, e poi avanti, il Barone di Munchausen e Collodi e chissà quanti altri. È Luciano di Samosata, autore 'turco' giramondo, poliedrico e irriverente, del II secolo d.C. Le premesse della sua Storia vera sono le seguenti: "Siccome tutti raccontano balle, allora le racconto anch'io. Non ho mai visto le cose che descrivo, non ho mai avuto queste avventure. Di vero nel mio libro c'è solo questo: che sono tutte menzogne". Ma l'arguto sofista Luciano mente sapendo di mentire, perché dietro le sue invenzioni scoppiettanti c'è tutto un modo alternativo di guardare la realtà, di sovvertire la cultura ufficiale. Ecco la sua intervista a Omero: Tante città si contendono i tuoi natali, ma dove sei nato in realtà? - Ero di origini babilonesi. - Perché l'Iliade si apre con l'ira di Achille? - Mah, mi è venuta così, senza pensarci.

L'incontro con Omero avviene sull'isola dei Beati, che sembra una parodia del limbo dantesco. Peraltro, Luciano fa davvero dello humour preventivo sui temi del cristianesimo, che all'epoca era ancora una religione poco diffusa. E anche se tutti hanno copiato da lui, su alcune idee ha mantenuto il copyright. Ad esempio, gli spiriti beati sarebbero invisibili, ma li si può vedere perché indossano abiti color porpora, tessuti con le ragnatele. In pratica, girano tutti in costume da Spider-Man.

mercoledì 1 novembre 2017

SINDROMI /// 10


Luna  Troppo vicina e troppo difficile da colonizzare.

CV  Lunga iscrizione tombale su carta.

Sicurezza  Creando meccanismi complessi di controllo si rende il mondo più complesso, e quindi più difficile da controllare.

Libero mercato  Metodo per favorire i cittadini (come consumatori) e rovinarli (come lavoratori).

Ricchi  Persone a cui un raddoppio dei guadagni non cambia nulla, e quindi lo vogliono.

lunedì 30 ottobre 2017

(As)saggi(ni): La verità è una brutta bestia

Da sx: Grandville per La Fontaine; Kamandi Challenge (2017); il Dr. Moreau del 1996

Da dove arrivano le favole? "Dal cielo" suggerì La Fontaine nella prefazione alle sue, facendo un parallelo nientemeno che con le parabole del Vangelo. Fin dai tempi di Esopo, forse il VI secolo a.C., i deliziosi raccontini in cui gli animali esibiscono un comportamento (pur)troppo umano non sono mai stati delle "innocue favolette". Tant'è che a Esopo vengono attribuite peripezie di ogni tipo, spesso a rischio della pelle. E lui stesso era descritto come semi-mostruoso, come il Caliban della Tempesta di Shakespeare o gli abitanti dell'isola del Dottor Moreau. Per completare il cerchio, le metamorfosi fisiche accompagnate a profondi istinti animali nel romanzo di H. G. Wells erano già presenti nella favola La gatta e Afrodite di Esopo, ossia La gatta cambiata in donna di La Fontaine (nella stupenda traduzione di Emilio De Marchi).

Un ulteriore tassello è aggiunto dal fumetto Kamandi inventato nel 1972 da Jack Kirby "il Re", e rilanciato in versione ammodernata proprio quest'anno in onore del 100° anniversario di nascita di Kirby. In un mondo post-atomico, gli esseri umani sono regrediti a bestie, con poche eccezioni tra cui il giovane Kamandi; mentre gli animali, soprattutto quelli feroci, hanno imparato a pensare. I nuovi padroni del pianeta vivono in bilico tra barbarie e tecnologia. Kamandi ha paura di loro perché non ricorda come fosse la vita prima della guerra nucleare. A noi, viceversa, quegli animali spaventano proprio perché sappiamo che sono uguali a noi.

Insomma, le favole sono la verità piovuta dal cielo. Ma, come insegna Leopardi nelle Operette morali, la verità è una brutta bestia.