domenica 15 luglio 2018

Doppio reportage dall'Umbria

cliccare per ingrandire

Mini-reportage realizzato mettendo insieme alcune foto scattate dalla cara amica Elena durante la sua recente vacanza a Perugia e altre località umbre. Lei ha ripercorso la propria esperienza qui [vedi sito].
Le due sintesi del viaggio sono state realizzate in maniera indipendente, per vedere che cosa saltava fuori raccontando le stesse cose ognuno a modo suo. Nel collage qui sopra, dall'alto a sinistra in senso orario:

1. Più suggestivi dei celebri monumenti si rivelano spesso gli scorci nascosti di una città, vicoli, angoli di verde, bottegucce...
2. Perugia. Panoramica di piazza Piccinino vista dal basso, ossia dall'interno del pozzo etrusco, III secolo a.C. Non ci siamo caduti dentro! Ci si arriva giù per una scalinata, preceduta da una biglietteria e da un interessante video storico esplicativo. Quei cosi dei giornalisti entrano pure gratis.
3. Ambienti "tropicali" nei pressi della cascata delle Marmore. Simil-tropicali sottocasa come nei vecchi film di Tarzan, e altrettanto belli. E in più con il brivido dell'avventura: bus navetta fantasmatici, niente mappe (diversamente da ciò che succede all'estero).
4. Il cane lupo cecoslovacco conserva tutta la forma, la grazia, la potenza dell'antenato selvatico. Il prato sullo sfondo non è uno qualsiasi, è nientemeno che il tempio perugino di Sant'Angelo -- con le ombre dei cipressi, che da queste parti non sono relegati nei cimiteri ma nobilitano il paesaggio insieme ai pini marittimi e agli olivi, e gli oleandri, le magnolie, ecc.
5 (foto mancante). Il castello dell'Òscano, romantico maniero in mezzo al verde, poi trasformato in albergo. Ci si è sposato Raoul Bova, ci ha soggiornato Vasco Rossi... e a suo tempo, anche Adolf Hitler, ehm. Ultima visita, forse un paio d'anni fa. Ora l'abbiamo trovato chiuso, cancelli esterni incatenati, vialetti coperti di foglie ed erbacce.
6 (foto stranamente mancante). I sotterranei della Rocca paolina. Sai quei luoghi italiani "bellissimi, che non conosce nessuno", dove girano quattro o cinque turisti isolati: te e una famiglia di tedeschi.

domenica 8 luglio 2018

I vinti


Un pugno in faccia all'Italia perbene di ieri e di oggi, il racconto La vergine Orsola di Gabriele D'Annunzio, messo proprio all'inizio della raccolta Le novelle della Pescara. Orsola è una 27enne che, dopo lo shock di una grave malattia, "rinasce" e comincia a trovare asfittico lo stile di vita ultracattolico portato avanti fino a quel momento. Si ribella, cerca il sesso, viene violentata, non denuncia (se è un problema ancora adesso, figuriamoci nell'Ottocento), abortisce clandestinamente, muore dissanguata, e il suo cadavere finisce bastonato da un cieco che crede di essere andato a sbattere contro un cane.

Oltre alla Vergine Orsola, si segnala soprattutto La vergine Anna per l'acuta ricerca sociologica e linguistica, e per i ritratti dei "vinti" i racconti Il traghettatoreLa fine di CandiaMungiàTurlendana ritorna (con parodia del ritorno di Ulisse a Itaca), Il cerusico di mare. Una società di commercianti, prostitute, fattucchiere e perdigiorno in cui regnano sovrane la volgarità, l'opportunismo e, al di sopra di tutto, il fallimento e la morte. In questi racconti più o meno giovanili, D'Annunzio narra storie popolari, intessute di dialetto abruzzese, di un realismo crudo, spesso crudele. Con caricature a volte al limite del grottesco, ma questo capitava anche a uno scrittore "di sinistra" come Victor Hugo. Nelle Novelle della Pescara, in ogni caso, non c'è traccia di superomismo narcisista o militarismo (pre)fascista. Protagoniste e protagonisti sono persone emarginate di ogni tipo, vittime di un Destino che le colpisce con ferocia con il contributo della popolazione circostante, che non è cattiva ma peggio: normale.

Gabriele D'Annunzio, Le novelle della Pescara, Robin edizioni, Torino 2015, pagg. 358, euro 16,50

sabato 30 giugno 2018

App Pokal Lips Ease: l'apocalisse, appunto


Nelle pagine 2-3 dell'albetto, una libera traduzione inglese di un frammento dal poema Mondo creato di Torquato Tasso:


mercoledì 27 giugno 2018

Il Manifesto della Controcultura


Martellate contro ogni monumento a Bismarck, contro ogni futuro monumento a Hitler, contro ogni futuro monumento ai boss della Silicon Valley. In quest'opera scritta "nel mezzo del cammin" della sua vita, Nietzsche smaschera la fabbrica culturale, l'apparato statale in combutta con quello capitalista, il militarismo, la falsa oggettività della scienza al servizio del potere, la macchina del consenso, l'istruzione asservita alle logiche industriali (cfr. "Buona scuola", alternanza scuola/lavoro...). E lo fa presentando un'originale rilettura delle teorie di Darwin, oltre a preannunciare l'idea marxista di sovrastruttura. Con qualche eco del nostro Leopardi.

Che poi il nazismo abbia strumentalizzato Nietzsche presentandolo ridicolmente come un proprio ideologo, non fa altro che confermare le idee anti-Sistema del filosofo coi baffoni.

domenica 24 giugno 2018

App Pokal Lips Ease


Un progetto "dadaista" che mette insieme testi e immagini di vario tipo, dalla bizzarria alla controcultura. Le icone che aprono ogni post sono i preview dell'impaginazione su PhotoSì (sito). Le icone servono semplicemente a rendere un'idea di come si presenta l'albetto (24 pagine, formato 15 x 22 cm), però sono a bassa risoluzione, per cui di volta in volta verranno mostrati i dettagli dei disegni e dei testi.
Dell'albetto, volendo, si possono stampare copie.

venerdì 22 giugno 2018

Che cosa manca nell'infinito


Un omaggio filosofico -- nel segno di Giordano Bruno -- alla fantascienza naif delle origini, quella pubblicata su riviste popolari usa e getta. Ad avventurarcisi, tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, è stato lo scrittore Sebastiano Vassalli, che non solo ha raccolto un "erbario" e un "bestiario" alieni, ma ha anche sviluppato le implicazioni cosmiche del genere SF, genere di frontiera, della nuova frontiera, e anzi: "Io auspico una fantascienza che si ponga come definitivo sostituto di ogni letteratura psicologica e mimetica e di ogni filosofia delle visioni del mondo" (p. 187).

Ciò detto, questo infinito mostra limiti molto ben demarcati. Vassalli si attiene scrupolosamente al 1926 come data di nascita della fantascienza (ossia l'anno in cui uscì in America la rivista Amazing Stories), escludendo quindi a priori autori del peso di Jules Verne e Herbert George Wells. Manca Asimov! Manca anche Lovecraft, che però all'epoca non era un mito ma un illustre sconosciuto. Stessa sorte per Philip K. Dick, la cui fama mondiale sarebbe esplosa solo nei primi anni Ottanta. E però, di PKD troviamo in questo trattato De l'infinito, universo e mondi una fugace apparizione (p. 235), con un riassuntino di Oh, To Be A Blobel! che mai lascerebbe presagire chi abbiamo di fronte:
Anfibi
I rospi giganti di Giove sono capaci di fare salti di otto piedi sul loro pianeta, e di centinaia di metri sulla Terra, dove la gravità è molto minore. Possono essere legalmente usati in gare di salto.

giovedì 14 giugno 2018

(As)saggi(ni): Alien spiegato da Alien


Per Alien, quello originale del 1979, non si è trattato di un film "tratto" dal romanzo (ripubblicato in Italia da Kappalab) o magari viceversa, e del fumetto (ora ripubblicato da Diabolo) "tratto" dal film. Come per altre operazioni hollywoodiane, vedi il King Kong del 1933 o il Jurassic Park del 1993, i diversi media sono stati portati avanti in contemporanea sulla base di un canovaccio comune. Il che spiega sia le analogie sia le differenze.

Il caso di Alien però è particolarmente intrigante. La versione a fumetti di Goodwin & Simonson si basa sul romanzo di Alan Dean Foster, ma tenendo sott'occhio le scene del film di Ridley Scott. Alcune sequenze compaiono nel libro e nel fumetto, ma non nel film; altre nel fumetto e nel film, ma non nel libro. Il caso forse più clamoroso: nel romanzo manca la scena del gigantesco pilota biomeccanico scoperto dai tre astronauti umani dentro la nave aliena! Foster da parte sua raffigura la "larva" che fuoriesce dal torace di Kane in modo molto diverso rispetto al film, e non descrive per niente l'Alien adulto. In compenso, il romanzo risolve meglio alcuni buchi di sceneggiatura che si riscontrano sia nel film che nel fumetto. Inoltre contiene arricchimenti e/o ammiccamenti di tipo culturale, p.es. l'interno della nave aliena paragonato a una cassa toracica con costole (Adamo... che sta per produrre Eva?), o l'Ash decapitato che va alla ricerca della propria testa (cfr. la favolistica, tra cui Ariosto). E soprattutto, grazie alle potenzialità del testo scritto, Foster può raccontare l'aggressione del facehugger contro Kane dal punto di vista di lui, in diretta, con le sensazioni che la accompagnano.

Resta il fatto che, su tutt'e tre i supporti, dalla scena della morte di Kane in poi la storia perde "mordente", nonostante le zanne esibite dall'Alieno più amato di sempre. Il film però recupera grazie agli effetti pschedelici di luce nelle lunghe scene silenziose di inseguimento tra i corridoi e i condotti del Nostromo. Con un piccolo giallo: nel fumetto, mentre Ripley scappa dal mostro, a un certo punto se lo ritrova davanti in versione Transformer, come uno scatolone che progressivamente diventa lo xenomorfo di Giger. Il disegnatore Walt Simonson afferma di aver visto questa magnifica scena nella versione provvisoria del film, più lunga di mezz'ora rispetto a quella poi uscita nelle sale; ma non ne esiste traccia. Controllate con cura gli scatoloni abbandonati in cantina.

venerdì 8 giugno 2018

(As)saggi(ni): Nel blu dipinto di colori psichedelici


La fantascienza "psichica", visionaria, psichedelica, trova un nuovo capolavoro nella Tavola smeraldina del grande illustratore cileno Claudio Romo (edizioni Logos, 18 euro). Lui stesso indica alcune delle sue fonti d'ispirazione: Borges, Dune, Solaris, Moebius, L'Eternauta, Il pianeta selvaggio di René Laloux. Ma ne omette altre, abbastanza riconoscibili: Herbert George Wells (l'astronave), film come 2001 - Odissea nello spazio (tav. 02, "Al cospetto del Cosmo", e tav. 24, "Il cieco mistero", cioè l'inizio e la fine), Alien (tav. 21, "Le mantidi incubatrici"), Avatar, probabilmente anche le avventure del Barone di Munchausen e/o di Luciano di Samosata (tav. 13, "Lilith, la luna assassina"), e direttamente o indirettamente Lovecraft. Sul piano stilistico si nota l'influsso di Ernst Haeckel (tav. 22, "Le nebulose abissali") e del Codex seraphinianus di Luigi Serafini, oltre a Moebius. Con Philip Dick -- spec. quello meno conosciuto di Le tre stigmate di Palmer Eldritch, l'Esegesi, ecc. -- sembrano esserci convergenze di vedute, più che un rimando esplicito.

In ogni caso, tutte queste fonti non tolgono un grammo all'originalità e potenza dell'opera di Romo. Un universo vivo, palpitante, creativo, non meccanicistico. Quindi liberante, affascinante... e pericoloso in una maniera più sottile. Il libro è presentato come diario di viaggio di un Golem di nome Taddeo: una delle biotecnologie create dagli umani, i pochi superstiti, dopo che hanno vinto a fatica la guerra finale contro le macchine. Il Golem esplora angoli di universo che funzionano in modo diverso dal nostro, facendoci però sperare che, sotto sotto, anche il nostro funzioni così. Un Paradiso di Dante in versione allucinogena.

domenica 27 maggio 2018

Accademia Europea delle Essenze, Savigliano (CN)





Forse non tutti sanno che. . .
L'acqua di Colonia fu inventata nel Settecento da un piemontese emigrato in Germania. All'inizio veniva perfino bevuta come medicinale!
Caterina de' Medici (1519-1589), la chiacchieratissima moglie di re Enrico II di Francia, era una maestra profumiera.

Sito: vai

venerdì 18 maggio 2018

L'amore - e la morte - sopra ogni cosa


Bocca di rosa, spettacolo teatrale e musicale scritto da Alberto Romizi su testi delle canzoni di Fabrizio De André. Andato in scena il 17 maggio al Tieffeu - Teatro di Figura Umbro di Perugia. Nella foto: lo spettro di Marinella (a sinistra) rievoca la propria vita tragica e la propria morte (a destra).

mercoledì 16 maggio 2018

(As)saggi(ni): Ecco cosa stava architettando Dante!


La Divina Commedia illustrata non dai 'soliti' artisti ma da una settantina di architetti. È la brillante idea al centro della mostra itinerante "Divina sezione", partita da Milano, poi passata alla reggia di Caserta e attualmente visibile a palazzo Trinci di Foligno (fino al 17 giugno; nella foto) dentro un allestimento 'fantascientifico' che a sua volta è altamente suggestivo. La si può ammirare seguendo i suoi pellegrinaggi oppure acquistando il catalogo Skira (184 pagine, 26 euro). Da collezionisti di arte dantesca dal Medioevo a oggi, ci sentiamo di affermare che si tratta di una delle cose più interessanti prodotte in settecento anni di illustrazione della Divina Commedia. Molto più innovativa e ricca di contenuti di tante raffigurazioni banali in circolazione.

Lo stile delle immagini varia molto da autore ad autore. C'è anche qualcuno che ha fatto il 'furbetto' riciclando propri lavori o mirando a un facile successo con qualche aggancio politically correct all'attualità. Ma insomma, anche un lavoro furbetto può essere fatto bene; in fondo, lo stesso Dante aveva i propri sponsor e cercava di piacere al pubblico! Un plauso particolare a Francesco Costanzo, Cosmogonia; Laboratorio Permanente, Atti divini; Giulia Maculan, Attraverso il Paradiso; Davide Vargas, Il mio Danteum. Ciliegina sulla torta sarebbe stata di avere anche opere di Luigi Serafini e Gae Aulenti, quest'ultima assente per ovvi motivi cronologici.

Qui sopra compare la parola Danteum. In origine si trattava di un grandioso progetto in cantiere a Roma per il previsto Expo del 1942, poi saltato per le note ragioni. Affidato agli architetti Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri, era un monumento di regime, al cui centro avrebbe dovuto troneggiare l'idea dantesca... anzi, fascista dell'Impero. Ma anche se l'operazione fosse andata in porto, caduto il regime sarebbe bastato eliminare qualche scritta, perché per il resto si trattava di un'opera di "architettura pura": non dipinti e statue che rappresentassero gli episodi del poema, ma immensi spazi evocativi, androni vuoti, colonnati senza fronzoli, luce che filtrava dall'alto. Come una Karnak restylizzata da Le Corbusier.

Dulcis in fundo, fin dal Medioevo si provò a calcolare se l'inferno di Dante, per come era strutturato, tra pesi, dimensioni, ecc., potesse reggere a livello architettonico. Risposta: no :-)

mercoledì 9 maggio 2018

Abbozzi del sequel della Divina Commedia


Tratto dal romanzo Il Divino Sequel.
Il libro può essere acquistato
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mercoledì 2 maggio 2018

I poemetti cosmici di Pascoli


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giovedì 26 aprile 2018

La bellezza è un piatto da consumare freddo


Ci sono bellezze che si apprezzano meglio a distanza. Le aspettative sulla Ricerca onirica dello sconosciuto Kadath di Lovecraft erano troppo alte -- parere personale -- per permettere di apprezzare subito a dovere questa versione di I. N. J. Culbard, uscita nel 2014 in America e 2016 in Italia. Ma a gustarlo freddo, come la vendetta, rivela tutti i suoi pregi. Qui Culbard, astro del fumetto lovecraftiano, porta ulteriormente avanti la sua ricerca stilistica: da una parte taglia, sfronda, dall'altra amplifica e rimonta brani di sceneggiatura. Il disegno è lontano dalla sovrabbondanza barocca che spesso caratterizza l'arte ispirata a HPL. Appare invece lineare come quello del fumetto delle origini, quando il gusto per l'avventura era più importante degli effetti speciali. Che poi, invece, a una seconda occhiata, è un lavoro molto raffinato, al limite dell'astrazione, della pura evocazione. Con deliziosi tocchi di fantascienza (le montagne-sfingi difensive) e humour (la "città meravigliosa" copia il logo Disney, e la torre dei Gug deriva dalla Sagrada Familia di Barcellona).

Si tocca il vertice di una tradizione che va da Omero a Luciano di Samosata, da Sindibad/Sinbad il Marinaio al Barone di Munchausen, che già derivavano l'uno dall'altro. E soprattutto, nell'interpretazione grafica di Culbard la sfuggente, inquietante entità cosmica Nyarlathotep diventa il Doppio del protagonista Randolph Carter, che a sua volta era il Doppio di Lovecraft, arricchendo ancora di più l'operazione metaletteraria compiuta dallo scrittore.

mercoledì 25 aprile 2018

Chi cambierà il mondo? Giovanni Pascoli


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mercoledì 18 aprile 2018

Giovanni Pascoli in visita da amici


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mercoledì 11 aprile 2018

Una "selva oscura" alternativa


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lunedì 9 aprile 2018

Mille e una notte aliena


Storie dentro storie, in cui a un certo punto non si capisce più chi racconta chi. Gente che compare, scompare e ricompare in contesti diversi, a sorpresa. Occorre sviluppare la capacità di perdono, perché le persone sono spesso inaffidabili, anche se non lo fanno per cattiveria. La religione dal canto suo ce la mette tutta per incasinare ulteriormente le cose. Le entità superiori hanno grandi poteri ma (a differenza di Spider-Man) non sempre grandi responsabilità. Tutto questo per mettere in parallelo due storie magnifiche, lontane ma vicine, entrambe spiazzanti. Una è la fiaba Hasib e la Regina dei serpenti, tratta dalle Mille e una notte "spurie", ossia quelle pubblicate in Francia nel Settecento assemblando materiali di varia provenienza. Appena tradotto in Italia dalle edizioni Bao, il fumetto è opera di David B. (Beauchard), che per l'occasione rievoca lo stile dell'arte persiana. L'altra è il romanzo Le tre stimmate di Palmer Eldritch, capolavoro poco noto di Philip Dick, del 1964-65, ripubblicato come sempre da Fanucci. Storia di una Cosa che si propaga tra gli esseri umani non deponendo le uova, come Alien, ma spacciando droga -- legalmente, pure -- e creando nuovi universi psichici. Aggressore o vittima anche lui? A differenza delle Mille e una notte, qui non c'è nessuna Sharazad a mettere la rassicurante parola "fine".

mercoledì 4 aprile 2018

Pascoli è lì lì per gettare la spugna


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lunedì 2 aprile 2018

Meraviglie da Ferrara


* La mostra "Stati d'animo" a Palazzo dei diamanti, aperta fino al 10 giugno. Una carrellata degli artisti più 'favolosi' d'Italia ed Europa tra fine Ottocento e inizio Novecento: Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Edvard Munch, Max Klinger, Alberto Martini, Giorgio De Chirico, Franz von Stuck, Auguste Rodin, Medardo Rosso, Umberto Boccioni, ecc.

* A uno di questi autori è dedicato il libro di Alessandro Botta, Illustrazioni incredibili. Alberto Martini e i racconti di Edgar Allan Poe, ed. Quodlibet, Macerata 2017, pagg. 306, euro 24, con la riproduzione di tutte le incisioni (oltre 100) dell'artista trevisano ispirate ai testi dello scrittore americano. Se ne vede qualcuna qua e là nei cataloghi d'arte, ma tutte insieme è un tesoro raro. Il libro lo si trova nel bookshop.

* La Collezione Cavallini Sgarbi. La marchesa Cavallini, immobiliarista e appassionata d'arte, era la madre del Vittorio nazionale, originario appunto di Ferrara -- come Girolamo Savonarola, Previati e Segantini, Michelangelo Antonioni... per non parlare di Ariosto e Tasso. A Ro Ferrarese, Sgarbi madre e figlio hanno ammassato una collezione di 4.000 opere, delle quali circa 140, dal Medioevo a oggi, sono esposte al Castello Estense fino al 3 giugno. In copertina del libro del fotografo Andrea Samaritani, un collage inserisce il volto di Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio, in un ritratto scultoreo della Marchesa Casati, celebre personaggio di inizio Novecento.

mercoledì 28 marzo 2018

Ipotesi sul Limbo dantesco


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mercoledì 21 marzo 2018

Tutti indaffarati, in terra e in cielo



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mercoledì 14 marzo 2018

Il segreto peggio custodito di Pascoli


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